Lavoratrici e lavoratori del Consorzio Manital, nello specifico i dipendenti della Veneta Servizi, sono in presidio dalle 10.00 di questa mattina davanti alla sede dell’Agenzia delle Entrate, in via Marco Polo 60, dove svolgono regolarmente il loro lavoro.
Lo sciopero è stato promosso dalla Filcams-Cgil Bologna, che ha dato voce alla protesta nata dall’ennesimo sollecito di pagamento da parte delle lavoratrici e dei lavoratori.
I dipendenti non hanno percepito lo stipendio di dicembre 2019, la tredicesima e con ogni probabilità non riceveranno nemmeno quello del mese corrente.

Lavoro: il problema nasce dal subappalto

La crisi nasce dai dissesti finanziari del Consorzio Manital, il quale conta oltre ventimila lavoratori in tutta Italia. Nonostante la crisi del consorzio si protragga da aprile 2019, l’azienda e il committente pubblico non hanno ancora trovato una soluzione per garantire la continuità del servizio, senza incidere sulle retribuzioni delle lavoratrici.

Intanto l’Agenzia delle Entrate di Bologna, ufficialmente informata della situazione da tempo, non è ancora concretamente intervenuta; le lavoratrici cercano un dialogo con tutti i soggetti coinvolti, ma con pessimi risultati.
“La situazione è paradossale – spiega Stefano Carli, dipendente della Veneta Servizi – non riescono a pagarci gli stipendi quando l’Agenzia delle Entrate riscuote soldi e fondi dai contribuenti quotidianamente”.
La situazione è così disperata che domani, giorno in cui sarebbe previsto il rinnovo degli abbonamenti dei trasporti per i lavoratori, molti non avranno le condizioni materiali per farlo.

Intanto le lavoratrici annunciano uno sciopero bianco, ad oltranza, finché non verranno garantiti i diritti al lavoro, alla retribuzione e alla serenità.
Il presidio si svolge in concomitanza all’udienza, presso la Corte d’Appello di Torino, che dovrebbe decidere sul futuro del consorzio. Nel capoluogo piemontese sono annunciate diverse iniziative, tra le quali un presidio davanti al Tribunale. Intanto procede parallelamente l’inchiesta aperta della Procura di Ivrea sull’ipotesi di truffa, nata da almeno tre querele, presentate negli uffici giudiziari di Ivrea.

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