“Sull’occupazione femminile accolgo l’impegno contenuto nella risoluzione di maggioranza e assicuro che una parte significativa delle risorse del Recovery Fund sarà destinata a questo scopo”. Con queste parole pronunciate alla Camera il premier Giuseppe Conte si è preso l’impegno per il miglioramento dei servizi per conciliare il lavoro femminile delle madri lavoratrici. Un impegno che è stato sollecitato a più riprese da diversi movimenti e campagne che hanno sottolineato come il peso del lavoro di cura, nella vita di tutti i giorni e ancor di più durante il lockdown, abbia gravato sulle spalle delle donne.

Come se non bastasse, le donne sono la categoria che più sta pagando il prezzo delle conseguenze economiche della pandemia. Un dato su tutti: lo scorso 4 maggio, alla ripresa delle attività lavorative, il 72% della forza lavoro che è rientrata era composta da uomini. La recessione innescata dalle misure di contenimento della pandemia ha già avuto e sta ancora avendo un impatto specifico sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Lavoro di cura, la mobilitazione delle donne

Martedì scorso, 13 ottobre, davanti al Pantheon a Roma si è tenuto un flash mob della campagna “Il Giusto Mezzo“, il movimento spontaneo che si ispira alla campagna europea #HalfOfIt per destinare la metà del #nextGenerationEU alle donne.
In occasione della discussione in Parlamento sulle priorità da definire per utilizzare le risorse del Recovery Fund, le promotrici della campagna hanno chiesto che metà di quei soldi fosse destinata alla metà della società, cioè le donne. Il sostegno a questa richiesta è garantito anche da una petizione che ha già raccolto 40mila firme.

Half of it e Il Giusto Mezzo sono campagne che traggono ispirazione da quanto accaduto durante il lockdown, quando è nata un’altra campagna, #DateciVoce.
“Si tratta di un movimento spontaneo – racconta ai nostri microfoni Daniela Poggio, una delle fondatrici – che è nato il 12 aprile, quando il premier Conte ha presentato la task force per la ricostruzione, che era composta da 19 componenti e soltanto quattro donne”. Da lì è nata una campagna spontanea, che ha anche prodotto una lettera aperta indirizzata allo stesso premier e al referente della task force, Vittorio Colao.

“Le donne, che già nella vita odierna si occupano del lavoro di cura – continua Poggio – durante il lockdown hanno decuplicato il proprio sforzo, accudendo i figli, i malati e gli anziani senza supporti. Le donne sono rimaste da sole a compensare un welfare che ha mostrato tutte le sue fragilità”. Il tutto senza un’adeguata rappresentanza.
Da qui, dunque, nasce l’esigenza di dare ascolto alla metà della società, composta proprio dalle donne, e di chiedere che la metà delle risorse del Recovery Fund venga investita per le donne. “Perché a beneficiarne – sottolinea l’esponente di #DateciVoce – non sono solo le donne, ma tutta la società e l’economia stessa”.

Questi ed altri temi verranno discussi venerdì 16 ottobre, alle 16.30, all’interno del Festival della Partecipazione. L’evento online è intitolato proprio “Prendersi cura dell’Italia tra decreti e partecipazione: Il ruolo delle donne” e a partecipare, oltre a Poggio stessa, saranno Marie Moïse di RiMake Milano, Annamaria Simonazzi dell’Università La Sapienza di Roma, la direttrice generale del Dipartimento per le Pari Opportunità Laura Menicucci, moderate da Giorgia Serughetti dell’Università Bicocca.

ASCOLTA L’INTERVISTA A DANIELA POGGIO: