Sembra essere stata la scintilla, o forse il pretesto, che ha innescato la crisi di governo, ma attorno al Recovery Fund, o meglio il Next Generation Eu, il fondo da oltre 200 miliardi di euro in arrivo dall’Europa, non ci sono solo le bozze o i piani ufficiali governativi di cui si parla.
Ad avanzare proposte per l’utilizzo delle risorse europee è stato anche il Forum Terzo Settore, che le ha presentate lunedì scorso al governo. E l’impronta è, senza dubbio, più sociale di quella che abbiamo visto e sentito fino a questo momento.

Terzo Settore, le proposte per il Recovery Fund

Sono tre le principali richieste del Forum Terzo Settore. A partire dal completamento dei Lep, i Livelli Essenziali di Assistenza, passando per un piano d’azione nazionale per l’economia sociale, fino ad una rete di protezione sociale.
«Noi abbiamo proposto di investire in modo strutturale sullo sviluppo dell’economia sociale italiana nelle sue diverse forme – spiega ai nostri microfoni Claudia Fiaschi, portavoce del Forum – perché la storia di questi ultimi dieci anni ci dice che proprio nei territori dove sono maggiori le disuguaglianze, come al sud e nelle aree periferiche e interne, è proprio questo mondo a crescere di più, non solo nelle sue funzioni di solidarietà e di prossimità, ma anche come forma di economia diversa».

L’idea del Terzo Settore per la ripartenza dopo la crisi, dunque, punta su un modello economico caratterizzato dal no-profit e dall’attenzione alle priorità delle comunità.
Un modello che avrebbe un doppio beneficio, perché da un lato farebbe impresa e creerebbe lavoro, ma dall’altro farebbe contemporaneamente welfare, cultura, prevenzione, tutela ambientale, gestione del territorio e valorizzazione dei luoghi minori.
«In alcune realtà – puntualizza la portavoce del Forum – se non ci fosse il Terzo Settore non ci sarebbe nemmeno un’attività sportiva per i bambini o per gli anziani, non solo gli asili nido. È un mondo che contribuisce al miglioramento della qualità della vita».

Nel concreto, al governo il Forum Terzo Settore chiede il sostegno alle imprese sociali sia con delle strategie di sostegno alla patrimonializzazione che con dei fondi per lo sviluppo dell’innovazione, un analogo fondo per il mondo del volontariato e un investimento strutturale per trasformare le reti di collaborazione in veri e propri nodi di protezione sociale sussidiaria a quella delle amministrazioni pubbliche.
«Abbiamo visto che nell’emergenza, quando questi soggetti hanno lavorato insieme – sottolinea Fiaschi – hanno evitato sovrapposizioni, hanno coordinato gli interventi d’aiuto e sono riuscite a finalizzare in modo più efficace l’impatto sia delle misure pubbliche che, per esempio, delle raccolte fondi private».

ASCOLTA L’INTERVISTA A CLAUDIA FIASCHI:

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