È all’insegna dell’adesione della Casa delle Donne per non subire violenza alla alla campagna Onu “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che si svolgerà la 14^ edizione del festival “La violenza illustrata“, che come ogni anno propone eventi ed incontri per dire no alla violenza contro le donne e favorire il dialogo tra istituzioni, donne, attiviste e rappresentanti della società civile.
Tra il 25 novembre (Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne) e il 10 dicembre (Giornata mondiale dei diritti umani – a sottolineare che la violenza è violazione dei diritti), si svolge la campagna delle Nazioni Unite, lanciata per la prima volta nel 1991 dall’istituto per la Leaderdship Mondiale delle donne e in seguito adottata da UNWomen.

La violenza illustrata e le “Vite in movimento”

Il titolo scelto quest’anno per il festival, “Vite in movimento”, sottolinea come il femminismo sia una scelta attiva e trasformativa: si tratta di mettere in moto le proprie esistenze e attuare trasformazioni socio-culturali. E le protagoniste di questo cambiamento non possono che essere donne che in prima persona si attivano parlando, denunciando, attuando una trasformazione sulle loro vite ma che su quelle di altre donne collaborando con i centri.
Per cambiare è indispensabile sensibilizzare, anche se queste spesso richiede tempi lunghi. In questa direzione va il festival, la cui peculiarità è quella di esser riuscito a contaminare tanti settori e proporre eventi di tutti i generi: più di 60 iniziative tra Bologna e provincia, grazie all’impegno di oltre 70 enti, associazioni e gruppi, singole e singoli.

Tra i convegni in programma, presso la Fondazione Forense dell’Ordine degli Avvocati si terrà un seminario sugli strumenti legali di protezione civile, penale e minorile nei casi di violenza di genere. L’Istituto Ciechi Cavazza ospiterà invece un evento organizzato in collaborazione con Accaparlante sulla discriminazione vissuta dalle donne disabili.
Gli spettacoli teatrali – ad ingresso gratuito – vedranno “Raptus. Dal mito greco al femminicidio” all’Arena del Sole, e “Lei” al Teatro Duse.
Alla Cineteca i documentari “Tears and Dreams” e “Thinking of you” trasporteranno rispettivamente nel sudest asuatico e nel Kosovo per raccontare storie di empowerment femminile e la costruzione di una memoria collettiva per le donne vittime di violenza dopo la guerra del 1998-99.

Diverse le mostre da visitare. Da segnalare “I muri parlano”: cinque cassette di legno installate in Piazza Re Enzo in cui sono alloggiati pannelli con i numeri di femminicidi in Italia e dove scopriamo che la maggioranza di essi avviene compiuto tra le mura domestiche per mano del partner della vittima. Nel retro delle cassette invece i dati della Casa delle donne relativi ai risultati ottenuti dalle donne che si sono organizzate per trovare strategia di uscita dalla violenza: dati a confronto dunque, come stimolo alla riflessione e suggerimento al cambiamento. Ma anche l’istallazione “Sogni Vestiti” in Salabora a cura di Fili Urbani; il pannello in onore di Nadia Murad al Centro Borgo e l’esposizione S-Hero, frutto della collaborazione con D.i.Re- Donne in Rete.

I numeri della violenza di genere

E sono ancora i numeri a parlare quando si guardano i dati raccolti dalla Casa delle donne relativi ai mesi da gennaio 2019 ad ottobre 2019. In questi dieci mesi hanno chiesto aiuto per la prima volta alla Casa 606 donne (di cui 401 italiane, 194 straniere e 11 non rilevate) e di queste 576 lo hanno fatto per motivi di violenza. Ai servizi di ospitalità che la casa offre si sono rivolte 36 donne, assegnate a rifugi ad indirizzo segreto. Di queste, 29 sono straniere. Questo accade poiché le donne straniere più difficilmente delle italiane hanno una rete sociale che possa sostenerle ed accoglierle in caso di bisogno.
Tra gli altri servizi che la Casa offre, ci sono il servizio specialistico di psicologia e il servizio Oltre la strada a sostegno delle donne straniere vittime di tratta e di sfruttamento nella prostituzione o in altri ambiti.

Uno dei maggiori problemi ad oggi è l’assenza da parte del Ministero degli Interni di una riflessione approfondita sul femminicidio, che si manifesta nella mancanza di un Osservatorio nazionale e dunque di dati attendibili. Manca una definizione esatta di femminicidio, così come manca una indagine sul numero di donne scampate ad esso per puro caso. Il femminicidio inoltre non è che la punta dell’icebrg, alla base del quale c’è una tendenza alla violenza spesso difficile da definire.
Una cosa però è certa: le donne che si rivolgono al centro sono oggi più giovani rispetto al passato e hanno subito violenza per un periodo più breve rispetto a quanto non avveniva prima. Si sono dunque abbassate tanto l’età quanto la durata. E sono cambiate le forme di violenza. Ma per ottenere miglioramenti che siano reali e profondi bisogna attivarsi sempre di più.
“Se noi aumentassimo gli orari di apertura o i posti a disposizione – osserva ai nostri microfoni Valeria D’Onofrio, curatrice del festival – i numeri delle donne che chiedono aiuto aumenterebbero”. Un segnale incontrovertibile che la violenza di genere è tutt’altro che in diminuzione.

Alessia Mondelli

ASCOLTA L’INTERVISTA A VALERIA D’ONOFRIO: