Sono ben tre i mariti violenti arrestati nel weekend per maltrattamenti in famiglia dai Carabinieri del Comando provinciale di Bologna. A finire in manette, rispettivamente a Crespellano, Casalecchio e Castiglione dei Pepoli, sono stati tre italiani di 30, 45 e 52 anni.
Notizie che non sorprendono, dal momento che i dati diffusi venerdì scorso dal Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna rivelano che, se la pandemia è stata capace di fermare il mondo, altrettanto non si può dire con la violenza di genere, soprattutto domestica.

Violenza di genere: gli ultimi tre casi nel bolognese

Il primo caso dello scorso week end riguarda un marito violento arrestato a Crespellano venerdì, quando una donna bolognese di 41 anni si è presentata in caserma per denunciare una serie di violenze subite, a partire da maggio. La donna ha raccontato che il marito abusa di stupefacenti e ansiolitici. Ai militari, la vittima ha mostrato un messaggio in cui lui la minacciava di morte, scrivendo: “Non ci provare o ce ne andiamo in due”. Mentre lei sporgeva denuncia, l’uomo si è presentato per ben sei volte in caserma, sempre più agitato, chiedendo di vedere la moglie, e come se non bastasse ha tentato di chiamarla al telefono 39 volte. Visto il fallimento dei suoi tentativi, il 30enne è andato a casa della cugina della donna, accusando lei e altri familiari di aver spinto la moglie a denunciarlo e insultandoli. A quel punto gli stessi familiari hanno chiamato il 112, e una pattuglia lo ha trovato e arrestato a casa della cugina della moglie.

Il secondo episodio è invece avvenuto a Casalecchio nella notte tra sabato e domenica, e ha portato all’arresto di un 45enne gravato da un divieto di dimora nel Comune bolognese e da un divieto di avvicinamento all’abitazione e ai luoghi frequentati dalla moglie, che lo aveva già denunciato in passato. Poco prima dell’una, una 16enne ha chiamato il 113, che ha girato la chiamata ai Carabinieri della locale stazione, per un violento litigio tra i genitori. Giunti sul posto, i militari hanno trovato il 45enne in stato di alterazione dovuta all’alcol e lo hanno arrestato. La moglie, una 37enne, ha poi spiegato ai Carabinieri che l’uomo si era presentato a casa sua e che lei, visto lo stato in cui si trovava, lo aveva messo a letto e si era chiusa in bagno, temendo che potesse dare in escandescenze. La preoccupazione della donna si è rivelata giustificata, perché poco dopo il marito ha sfondato la porta del bagno e ha tentato di strozzarla, fortunatamente senza procurarle lesioni gravi. Alla fine la donna è riuscita a liberarsi e a scappare, mentre la figlia ha chiamato le Forze dell’ordine, facendo arrestare l’uomo.

Infine, a Castiglione dei Pepoli è stato arrestato un 52enne, che ha preso a calci la moglie, una 37enne, e le ha tirato addosso un’abat-jour. A chiamare il 112 è stata la donna, che dopo essere riuscita a scappare ha raccontato di essere stata maltrattata per anni dal marito, anche se solo ora ha trovato la forza di denunciarlo. La vittima, dettagliano i militari, aveva dei grossi lividi su una gamba, e per questo è stata accompagnata al Pronto soccorso, da cui è stata dimessa con una prognosi di cinque giorni, mentre l’uomo è finito in manette per maltrattamenti in famiglia.

I dati dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna

“Per molte donne, bambine e bambini i mesi di chiusura imposti dall’emergenza sanitaria hanno significato una lunga reclusione con mariti, compagni o padri che già avevano avuto dei comportamenti violenti”, scrive in un comunicato il Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia Romagna, che venerdì scorso ha presentato un’analisi dei dati della violenza domestica durante il lockdown.
Se durante la reclusione dettata dal coronavirus ha fatto segnare un calo delle richieste d’aiuto, ciò non significa che a calare sia stata la violenza stessa, ma sono aumentate le difficoltà del contattare i centri.

“I centri antiviolenza non hanno mai smesso di lavorare – sottolinea la nota – nel tentativo di offrire una via di fuga a tutte le donne costrette ad affrontare il peso di questa doppia emergenza. Le sedi sono rimaste aperte, fatti salvi i tempi necessari all’adeguamento alla normativa, e i telefoni, dopo un primo rallentamento iniziale, hanno ripreso a squillare”.
In particolare, il calo degli accessi non ha riguardato infatti unicamente i nuovi accessi ma – seppure in misura minore – anche quelli di donne in percorso già dagli anni precedenti. Questo calo non è distribuito uniformemente sul periodo relativo al lockdown: una crescita importante delle richieste di aiuto si è verificata infatti nel periodo aprile-maggio 2020.

Nel trimestre marzo-maggio 2020 sono state complessivamente 585 le donne a rivolgersi ad uno dei 14 centri presenti in regione, ovvero il 27% in meno rispetto allo stesso periodo nel 2019, quando erano state 806. Il dato complessivo risente del drastico calo che ha interessato il mese di marzo, quando le richieste erano scese del 53% rispetto a marzo 2019. Ad aprile e maggio il flusso è aumentato consistentemente, seppur senza colmare il divario con l’anno precedente.