La vicenda che coinvolge gli stabilimenti di Bologna ed Avellino di Industria Italiana Autobus, ex-Bredamenarini, è un’autentica via crucis. Dopo le promesse di rinazionalizzazione del ministro Luigi Di Maio, riappare lo spettro del fallimento e della perdita del posto per 300 lavoratori. Lo stipendio di ottobre non verrà pagato. Giovedì uno sciopero. L’intervista a Sandra Ognibene della Fiom Cgil Bologna.

Sembra il gioco dell’oca, dove può capitare di ritornare al punto di partenza, ma in realtà la vicenda che riguarda gli stabilimenti di Bologna ed Avellino di Industria Italiana Autobus, la ex-Bredamenarini, è una vera e propria via crucis, dove il calvario è vissuto da 300 lavoratori che, dopo cassintegrazione e mobilità, non solo non percepiranno lo stipendio di ottobre, ma rischiano di perdere definitivamente il lavoro per il fallimento dell’azienda.
Eppure, in tempo di sforamenti di inquinamento, cambiamenti climatici e grandi polemiche su traffico e viabilità, la fabbrica potrebbe giocare un ruolo importante, anzi strategico, dal momento che realizzava autobus, la cui produzione ora è stata trasferita in Turchia.

A ripercorrere la travagliata vicenda ai nostri microfoni è Sandra Ognibene, sindacalista della Fiom Cgil. “La vicenda comincia nel 2014, quando Finmeccanica, oggi Leonardo, decide vendere la Bredamenarini – racconta Ognibene – La nuova proprietà è Industria Italiana Autobus, il cui amministratore delegato è Stefano Del Rosso, che non ha una storia industriale e produttiva, ma commerciale”. E proprio per questa mancanza nel “curriculum”, stringe un accordo con la Turchia, dove viene trasferita la produzione di autobus, lasciando completamente sprovvista l’Italia di un’industria del genere.

Per i lavoratori italiani inizia il calvario, fatto di cassintegrazione, mobilità, ridimensionamenti. Un problema che diventa grande, al punto da interessare le istituzioni, sia locali che nazionali, e i partiti.
L’attuale ministro del Lavoro Luigi Di Maio, quando era ancora in campagna elettorale, ha fatto tappa nella fabbrica, per mostrare vicinanza. “Di Maio è poi tornato da ministro – ricorda la sindacalista – e fece delle promesse molto importanti, che sostanzialmente raccoglievano le richieste dei sindacati”. In particolare, il ministro propose una sorta di rinazionalizzazione dell’azienda, attraverso la creazione di un polo pubblico che coinvolgesse industriali pubblici per un settore produttivo, quello che realizza autobus, che è di interesse collettivo.

A queste promesse seguì l’interessamento di Ferrovie dello Stato, di Finmeccanica e l’offerta di sostengo anche di Invitalia, ma qualcosa nel meccanismo si rompe, fosse solo anche per una questione di tempi.
La proprietà di Industria Italiana Autobus, infatti, chiede una ricapitalizzazione entro il 21 novembre, dal momento che non ha i soldi per pagare gli stipendi ai lavoratori. Nonostante le rassicurazioni dei soggetti industriali pubblici, però, la ricapitalizzazione non arriva ed ecco che ieri l’assemblea dei soci annuncia che non saranno pagati gli stipendi di ottobre dei lavoratori e minaccia di portare i libri in tribunale, dichiarando fallimento.

“Siamo tornati nuovamente al via – sottolinea Ognibene – La preoccupazione per il futuro dei 300 lavoratori, tra Bologna e Avellino, cresce”. È per questo che la Fiom ha proclamato lo stato di agitazione e giovedì si terrà un nuovo sciopero, che prevede un’assemblea sindacale aperta, a cui potranno partecipare anche i giornalisti.

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