Questa mattina, dalle 11.30 alle 13.00, nella piazza antistante il teatro Testoni, i riders, lavoratori e lavoratrici in prima linea nelle consegne a domicilio, hanno finalmente avuto la possibilità di poter eseguire test rapidi, grazie ad una iniziativa promossa da Uil Emilia Romagna.
Bologna è stata la prima città a sottoscrivere la Carta di Bologna per i diritti dei riders e proprio qui, oggi, Uil ha aperto una breccia per perseguire nel proposito di continuare a migliorare le difficili condizioni di questi lavoratori e di queste lavoratrici, quasi sempre sottopagati e succubi delle multinazionali, “le quali mettono sempre al centro il profitto e non certamente l’uomo”, osserva Giuliano Zignani, segretario generale Uil Emilia Romagna e Bologna.
Proprio queste ultime “non fanno il loro dovere nei confronti della società – continua il sindacalista – il loro dovere sarebbe che in un momento come questo si dovrebbero far carico di fare i tamponi a questi ragazzi e a queste ragazze, che sono i lavoratori più esposti, che entrano nelle nostre case e che vanno seguiti come tutti gli altri lavoratori e, conseguentemente, occorre capire bene se sono positivi o se sono negativi”.

Riders, il “Drive through” offerto dalla Uil

A giugno scorso, Uil ha provveduto a distribuire mascherine e guanti ai riders, al fine di tutelarli e garantire loro un lavoro il più possibile sicuro. Il presidio di oggi, invece, ha dato la possibilità ai lavoratori di eseguire tamponi rapidi, sicuri al 90/95% e che danno risultati nel giro di 5/10 minuti: alle 12.30 il dato era di tre positivi su circa venti ciclofattorini. Questo vuol dire che questi tre ragazzi se non avessero avuto, poche ore fa, questa possibilità, avrebbero continuato a lavorare senza problemi, ovviamente entrando nelle nostre case.
I positivi sono subito segnalati all’Asl, che poi procederà poi ad eseguire il test molecolare (una ragazza, per esempio, ha già preso appuntamento per oggi pomeriggio).

È uno screening della situazione quanto mai necessario a tutelare non solo i riders, ma anche i loro clienti: “questa iniziativa ha un doppio significato, da una parte i lavoratori e dall’altra parte noi cittadini, perché in un momento dove c’è questo mini lockdown e dove tu, di sera soprattutto, sei costretto ad ordinare e quindi chiedere l’asporto del cibo, questi ragazzi vengono nelle nostre case e se non sono controllati il rischio vero che ci si infesti c’è, quindi prima di ogni altra categoria bisognerebbe cominciare a preoccuparsi di questi lavoratori, i più esposti e i più a rischio in una situazione come questa”, continua il segretario Giuliano Zignani, aggiungendo che “se la prossima settimana nessun altro provvederà a fare i tamponi, noi continueremo a nostre spese e poi segnaleremo loro alla struttura pubblica, che è fortemente intasata in questo momento, quindi cerchiamo di aiutarli, collaborando tutti”.

Una buona notizia, a tal proposito, è arrivata dalla piattaforma MyMenu, già firmataria della Carta di Bologna e prima società italiana che ha dichiarato di aderire al contratto collettivo nazionale di Cgil Cisl e Uil del trasporto e logistica e non a quello “pirata” siglato da Assodelivery e Ugl: la multinazionale, infatti, che ha inviato, tramite la sua app, un messaggio di invito ai suoi riders di recarsi oggi a fare il tampone gratuito, ha dichiarato che renderà disponibile la propria società ad avviare una seconda campagna a favore di tutti i suoi lavoratori e lavoratrici.
Questo passo avanti di MyMenu dimostra come l’iniziativa di oggi sia riuscita ad aprire una porta per la tutela e la salvaguardia dei riders, considerati eroi a parole, ma dimenticati nelle misure concrete di prevenzione.

“Questa è la prima volta che viene fatta un’iniziativa del genere, però se venisse fatta più volte nel corso del tempo, sicuramente può essere utile sia per chi lavora sia per chi riceve consegne, – afferma Alessandro, rider che stamattina ha eseguito il test rapido – ma certe persone non hanno ancora ben capito il rischio a cui si espone chi consegna a domicilio, visto che molti ti aprono la porta senza mascherina”.

Rosarianna Romano

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