Torna il secondo appuntamento con i percorsi di ascolti fra le puntate di Vanloon: un’occasione per prendersi una “mezz’ora di storia”, in un momento in cui i luoghi della cultura sono purtroppo fermi.

La storia attraverso le canzoni

Come redazione di Vanloon, pur essendoci fatti le ossa come storiche e storici nella tradizione del metodo storico, entrando in polverosi archivi e minuscole biblioteche o intervistando testimoni, ci hanno sempre appassionato le forme “non accademiche” del racconto della storia. Romanzi, film e canzoni: in fondo sono questi i canali con cui la maggior parte delle persone entra in contatto con il racconto del passato. Forme diverse rispetto a quelle della tradizionale comunicazione della storiografia ma non per questo prive di interesse, anzi. Se di libri parliamo in molte delle nostre puntate, con presentazioni e recensioni, per la musica abbiamo deciso di ritagliare uno spazio specifico, “La storia in musica”.

Sono tanti gli artisti, i gruppi che fanno del racconto del passato una base per la propria musica, producendo delle narrazioni molto diverse fra loro, che rendono esplicito il ponte che si costruisce fra storia e presente. Per questo motivo la scelta che abbiamo fatto è stata quella di analizzare musicisti contemporanei, al massimo degli anni Ottanta: volevamo provare a vedere come oggi, nella nostra società, si ragionasse su quanto avevamo alle spalle e quanto la rappresentazione del passato potesse influenzare la narrazione del presente. Quello che stiamo vedendo è apparentemente sorprendente: se da un lato abbiamo delle voci più militanti – come gli americani Algiers o una band simbolo del punk anni Ottanta come i Franti, la conturbante voce profetica di Tricky dei Massive Attack o quella arrabbiata del rapper francese Médine – che ragionano su una dimensione collettiva e usano la storia per entrare polemicamente nel presente, abbiamo nella scena musicale indie rock un racconto della storia in cui in realtà l’individuo riflette su se stesso e sul proprio passato più che su quello del paese, come possiamo ascoltare negli album dei rimpianti Offlaga Disco Pax.

Le forme con cui questo racconto della storia “in note” avviene sono plurime e variegate: narrazioni di personaggi che potrebbero essere i nonni o le nonne di ciascuno di noi, con le loro vite tanto straordinarie da essere normali, come quelle cantate da Murubutu o ricordi ricostruiti dalle fotografie sgranate dei nostri emigranti che ci raccontava il cantautore Gianmaria Testa.

Anche in musica, la storia è una narrazione che coinvolge: lasciamoci prendere e buon ascolto.

Cantare la rivoluzione dopo la rivoluzione

La storia in musica: Murubutu

La storia in musica: Gianmaria Testa

La storia in musica: Franti

La storia in musica: Medine

La storia in musica: Algiers

I 25 anni di Maxinquaye, le mille storie di Tricky