Sabato 17 ottobre presso il Parco del Dopolavoro Ferroviario, si terrà la sfilata che inaugurerà B-Switch, la prima collezione di capi d’abbigliamento realizzata dai ragazzi che hanno aderito al progetto Freewear Academy. Questa iniziativa è stata coordinata dalla cooperativa sociale Baumhaus e dall’ente di formazione per ragazzi CIOFS FP/ER, finanziato dal progetto Scuole di Quartiere del Comune di Bologna.

Il progetto, ha coinvolto una trentina di studenti delle scuole superiori CIOFS, dell’ITC Rosa Luxemburg, dell’Istituto Professionale Statale Aldrovandi Rubbiani, dell’ente professionale CNOS e del Liceo Leonardo da Vinci, che hanno partecipato a tutte le fasi della produzione dei capi, dall’ideazione alle strategie economiche. L’idea è stata lanciata a Giugno 2019, mentre la campagna di crowdfunding per finanziare la sfilata e contribuire alla creazione di un portfolio per ogni partecipante, ha preso il via il 9 Settembre su School Rising. La ricompensa per chiunque partecipi a questa campagna è il merchandising ispirato alla linea realizzato in collaborazione con Etik Wear.

Lo streetwear che racconta la Bolognina

Il nome B-Switch è molto significativo: “B” sta per “Bolognina”, dal momento che lo stile streetwear della collezione si è ispirato a questo quartiere, che sta diventando una realtà sempre più forte nelle dinamiche bolognesi, mentre “Switch” deriva dalla parola inglese che significa sia “cambiare” che “interruttore”, sottolineando la natura multiforme e adattabile della linea di moda. I colori della collezione, principalmente il giallo e il nero, rispecchiano le tinte prevalenti del quartiere della Bolognina. Per trarre ispirazione ed entrare a pieno nello spirito street, i ragazzi hanno scattato fotografie e intervistato gli abitanti di questo quartiere per comunicarne una nuova immagine di positività e bellezza.

Le parole chiave, come ci raccontano i ragazzi del progetto nella nostra intervista, sono inclusività e sostenibilità: quest’ultima deriva dalla consapevolezza che il settore della moda sia uno dei più inquinanti al mondo e, proprio per questa ragione, tutti i capi sono realizzati in cotone biologico e sono scambiabili e ricomponibili in diverse modalità. Il concetto di inclusività, invece, concerne la volontà di non escludere nessuno, sostenendo l’idea che sia l’identità a determinare il modo di vestire, non il contrario. L’idea dei capi unisex e interscambiabili non è arrivata subito, ma dopo un duro lavoro fatto di molti schizzi e disegni di prova.

Durante il lockdown il progetto non si è arrestato: infatti, grazie a Luca Padova e Anna Romani è stato realizzato un webinar con l’aiuto di alcuni influenti personaggi del campo moda che hanno raccontato la loro esperienza e il loro lavoro.

Grazie a questo progetto i ragazzi hanno ampliato non solo le conoscenze pratiche di vari settori lavorativi, che spaziano dall’economia alla produzione dei vestiti vera e propria, permettendo loro in futuro di intraprendere molteplici strade, ma hanno anche imparato a lavorare in team e collaborare in modo sinergico, costruendo nuovi legami e amicizie.

L’obiettivo è quello di dimostrare che è possibile un nuovo format di formazione improntato verso il mondo del lavoro, non dimenticando di spronare i ragazzi verso l’autonomia e l’autodeterminazione di se stessi. Inoltre, viene sottolineato come la moda non sia più solo un oggetto di consumo, ma uno strumento di empowerment nelle mani della nuova generazione Zeta. I temi focus dell’iniziativa sono quindi la comunità, la creatività genderless, la cross-culturalità, la body positivity, la sostenibilità e un forte legame con le realtà locali tipico dello streetwear.

ASCOLTA L’INTERVISTA AI RAGAZZI DI FREEWEAR ACADEMY: