Comincerà alle 15.30 in piazza XX settembre e, dopo un lungo percorso che attraversa la città, si concluderà ai Giardini Margherita. In mezzo, un omaggio al Cassero di Porta Saragozza, in occasione dell’anniversario dell’ingresso nel 1982, quando per la prima volta un’amministrazione comunale concesse uno spazio ad un collettivo gay.
A Bologna sabato prossimo, 25 giugno, torna il Rivolta Pride, la manifestazione della comunità lgbtq+ e di chi si batte contro l’omolesbobitransfobia.
La rivolta è desiderio” è lo slogan di quest’anno, che si troverà anche nello striscione di apertura del corteo.

Il Rivolta Pride: più inclusivo e per realizzare il desiderio

Dal punto di vista organizzativo, la manifestazione cercherà di essere la più inclusiva possibile. All’interno del corteo, ad esempio, non si esibiranno bande con percussioni per evitare disagio alle persone neurodivergenti. Saranno inoltre distribuiti tappi per le orecchie, ma verranno anche allestite zone di decompressione e il “gruppo simpatia” si occuperà della sicurezza di chi partecipa e di impedire le molestie.Sette saranno i carri presenti nel corteo, di cui il primo sarà quello della rete che organizza l’evento.
Il Rivolta Pride di Bologna, a differenza di altri pride, non ha sponsor per evitare il rainbow washing, ma tutta la manifestazione si regge sull’autofinanziamento.

Tanti i temi politici portati in piazza, che il Rivolta Pride sintetizza in un documento politico di tre pagine. Si va da temi “tradizionali” contro le discriminazioni basate sul genere e sull’orientamento sessuale, anche attraverso un intervento sulla formazione, alla riforma della legge 184 per le persone trans in chiave autodeterminata.
Oltre a chiedere una riforma del diritto di famiglia che riconosca la genitorialità delle persone lgbtq+, la fine dello stigma nei confronti delle persone hiv positive e più centri antiviolenza per persone lgbtq+, il Rivolta Pride ha anche un approccio intersezionale.

Tra le riforme richieste c’è anche quella della legge 104 sulla disabilità, ma viene chiesta anche la decriminalizzazione del sex work. Su quest’ultimo punto il pride di Bologna boccia il Ddl Maiorino, basato sul modello nordeuropeo.
Le persone lgbtq+, però, possono essere anche migranti e la loro tutela non è sempre garantita, come ha mostrato anche la guerra in Ucraina. Perciò una delle rivendicazioni riguarda il sistema di accoglienza.
«La rivolta è desiderio perché noi vogliamo realizzare i nostri desideri – osserva ai nostri microfoni Giuseppe Seminario, uno degli organizzatori – Vogliamo che tutte le persone che sono oppresse e marginalizzate da questo sistema sociale possano realizzare i loro desideri. E lo si può fare appunto rivoltando il sistema».

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