Il governo Draghi è in fibrillazione. All’interno della maggioranza si registrano tensioni innescate da Matteo Salvini. Al centro del contendere c’è la legge delega sul fisco, dentro cui è inserita una riforma del catasto che suscita la ferma opposizione del leader della Lega. Per Salvini, infatti, la riforma di fatto introdurrebbe una patrimoniale sulla casa, mentre per il premier Mario Draghi non è assolutamente vero, al punto che ha affermato che «nessuno pagherà di più o di meno» di quanto avviene ora perché le previsioni delle nuove rendite catastali non sono applicabili a fini fiscali.

Riforma del catasto, una misura necessaria propedeutica all’equità

Le parole con cui Draghi tenta di rassicurare Salvini, però, sollevano un interrogativo non indifferente: se nulla cambia, allora a cosa serve una riforma del catasto? Prima di rispondere alla domanda occorre capire le indicazioni generali e di massima con cui il governo chiede la delega.
La riforma del catasto prevede che a ciascun immobile venga attribuita, accanto alla rendita determinata secondo la normativa vigente, anche il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata parametrata ai valori di mercato. I valori patrimoniali saranno adeguati periodicamente, così come le rendite delle unità immobiliari urbane, seguendo le modifiche delle condizioni di mercato di riferimento.
Il punto che sembra essere pensato per rassicurare tutti riguarda le rendite. Quelle nuove, in particolare, non verranno utilizzate ai fini del calcolo di imposte e tasse basate per l’appunto su risultanze catastali. La riforma, infine, entrerà in vigore entro il 2026.

«L’attuale sistema di valutazione degli immobili in Italia è fonte di grandissime ingiustizie, quindi la riforma del catasto è necessaria», afferma ai nostri microfoni Giovanni Paglia, responsabile economico nazionale di Sinistra Italiana.
L’ex deputato fa anche un esempio per spiegare meglio il problema: «A Bologna, ad esempio, può succedere che appartamenti di lusso nel centro storico abbiano un valore inferiore a quello di una casa costruita recentemente in collina, dove i valori di mercato sono ovviamente molto più bassi».

Ciononostante, il responsabile economico di Sinistra Italiana sottolinea quanto sia difficile esprimere un giudizio sulla riforma proposta da Draghi, proprio perché viene sviluppata all’interno di una legge delega. I reali contenuti si vedranno e potranno valutare quando il governo promulgherà i decreti attuativi.
«Finora non sono troppo soddisfatto – ammette però Paglia – perché da un lato si tende a procrastinare troppo nel tempo e dall’altro si insiste con questa retorica del nessuno pagherà di più o di meno, che porta a dire: cosa la facciamo a fare? Il punto invece è proprio che ci sarà chi dovrà eventualmente pagare di più perché ha abitazioni realmente di lusso e chi dovrà realmente pagare di meno perché si scoprirà che in proporzione la sua casa vale molto meno di altre».

L’aver fissato l’applicazione al 2026 è probabilmente indice dell’assenza di una linea politica da parte dell’attuale maggioranza di governo. «Invece applicare la riforma sarebbe urgente, come tutto ciò che va a colpire le disuguaglianze», sottolinea Paglia. Che poi aggiunge che una riforma del catasto rende ancora più necessaria una riforma generale dell’imposizione patrimoniale. Su questo tema proprio Sinistra Italiana sta raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare.

Di per sè, dunque, non è la riforma del catasto a stabilire la tassazione sugli immobili, ma è ciò che può preparare ad una redistribuzione più equa della tassazione stessa. «La riforma del catasto è semplicemente la fotografia di come si distribuisce la ricchezza immobiliare in Italia – osserva Paglia – Il tema di come la si tassa è tutto un altro tema. Ad esempio sarebbe molto più equo, più che dire “nessuno pagherà di più o di meno”, se si dà per buono che con la riforma del catasto tendenzialmente raddoppino i valori, allora basterebbe dimezzare l’aliquota. In questo modo una persona normale pagherebbe esattamente come adesso, ma se la sua casa in realtà era sottovalutata pagherà un po’ di più».
In ogni caso, l’esponente di Sinistra Italiana vede con maggior favore un’imposta patrimoniale unica e progressiva, che tenga in considerazione le diverse forme di ricchezza.

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