Quello che sta accadendo in queste ore in Italia conferma l’esistenza di un tabù che è trasversale alle forze politiche. Nel nostro Paese, infatti, pare sia impossibile applicare un principio che pure è contenuto in Costituzione e secondo il quale chi più ha più deve pagare.
Non si spiega in altro modo l’opposizione bipartisan alla piccola patrimoniale contenuta in un emendamento firmato da Nicola Fratoianni e Matteo Orfini alla manovra economica, che abolendo imposte che colpiscono il ceto medio e povero, introdurrebbe una lieve tassazione per i patrimoni superiori ai 500mila euro.

Patrimoniale: l’emendamento Fratoianni-Orfini

L’emendamento vorrebbe introdurre una piccola imposta ordinaria sostitutiva e progressiva sui patrimoni. Sulla scorta della misura contenuta nella manovra finanziaria spagnola, si chiederebbe a chi ha patrimoni superiori di 500mila euro di pagare uno lo 0,2% (cioè mille euro), che salirebbe allo 0,5% sopra al milione e al 2% sopra i 50 milioni. Contestualmente, però, si abolirebbero l’Imu e le imposte di bollo sui conti correnti. Una misura redistributiva, insomma, che frutterebbe allo Stato un’entrata di diversi miliardi sgravandone il peso dai meno abbienti e spostandolo sui super-ricchi.

Ma in Italia, quando si parla di far pagare i ricchi, si levano gli scudi e vengono dipinti scenari apocalittici, come quelli, ad esempio, evocati dal capogruppo di Italia Viva, Luigi Marattin, che teme che una misura del genere possa far fuggire i capitali all’estero, o quelli citati da Luigi Di Maio, secondo cui la norma colpirebbe imprenditori, commercianti e chi crea posti di lavoro in Italia.
Eppure un rapporto della banca Svizzera Ups, che non è annoverata tra le organizzazioni marxiste-leniniste, ad ottobre stimava che durante la pandemia da coronavirus i super-ricchi a livello globale hanno visto crescere le loro fortune di oltre un quarto del loro valore, portando il loro patrimonio a 10,2 trilioni di dollari.

«A luglio scorso Forbes pubblicò una lettera di 83 super-milionari che chiedevano ai rispettivi Paesi di tassarli di più – ricorda ai nostri microfoni Fratoianni – Questo perché anche i super-ricchi si rendono conto che la crescita della disuguaglianza gioca contro anche ai loro interessi».
In Italia, invece, la discussione non riesce mai a decollare e, secondo il deputato di Leu, a causa di una subalternità culturale alla destra, al dogma dell’intoccabilità della proprietà privata e dando per scontato che i patrimoni siano sempre frutto di risparmi ottenuti con sacrifici.
«Il nostro emendamento – precisa Fratoianni – riguarda le persone fisiche. Quindi se una famiglia ha messo da parte 500, 600 o 700mila euro non viene toccata dalla tassazione».

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