Squadre con maglie rosse e blu si alterneranno in una partita di calcio a sette, dalle 21 di venerdì fino a sabato sera. Si inizia con una tavola rotonda per parlare di diritti, sport e della creazione una rete di associazioni pronte a combattere “in campo” atteggiamenti discriminatori. L’appuntamento è al campo della Polisportiva Pontelungo, in via Agucchi.

La partita di calcio perfetta è quella che non finisce mai. Il match bolognese per i diritti durerà 24 ore : mai fermare la palla è l’obiettivo della manifestazione che avrà luogo tra il 19 e il 20 giugno. La partita è una sfida per parlare di un argomento importante: il rispetto per i diritti dell’individuo con l’obiettivo di tradurre il gesto in responsabilità sociale e un condice etico condiviso da sottoporre a tutto il mondo sportivo bolognese.

Si parte da una tavola rotonda che aprirà i giochi venerdì, alle 18.30, dove si parlerà anche del ruolo fondamentale dello sport nel combattere il razzismo di qualunque genere. Ospiti d’onore saranno Katia Serra e Renzo Ulivieri. Per Manuela Claysset, responsabile delle politiche di genere Uisp, il primo passo da compiere è la stesura di un codice etico condiviso da tutti gli sport. “Questa può essere la base per l’educazione dei giovani sportivi e dei dirigenti. Non solo, il codice deve aiutare gli insegnanti e le famiglie che circondano gli atleti”.

Lo sport deve unire tutti contro l’omo e la transfobia. Questo è il messaggio di Vincenzo Branà, presidente del Cassero di Bologna, che plaude le attività sportive dove gli atleti hanno la possibilità  di esprimersi liberamente. “Abbiamo fame di modelli positivi – aggiunge Branà – Lo sport è un modello positivo per combattere il pregiudizio”.

Il calcio italiano è tristemente noto per episodi, comportamenti e dichiarazioni discriminatorie. Per di più, negli ultimi tempi, questi atteggiamenti sono associati a dirigenti delle alte categorie. È balzato agli onori della cronaca Felice Belloli, presidente della Lega Dilettanti, per le frasi vergognose nei confronti del calcio femminile o la gaffe di Carlo Tavecchio sui giocatori stranieri in Italia. Proprio in riferimento a questo, la banana è stato scelto come simbolo dell’evento: gli organizzatori hanno deciso di rovesciare lo “scivolone” del presidente della Figc e trasformarlo in un messaggio positivo. “Bisogna fare un lavoro importante per sanzionare i cori disciminatori – aggiunge la responsabile Uisp – Non credo comunque che tutti i tifosi italiani siano omofobi o razzisti”.

Durante la manifestazione, ci sarà una raccolta firme per dedicare la curva S.Luca dello stadio bolognese Dall’Ara a Arpad Weisz, allenatore ebreo degli anni Trenta, vincitore di due scudetti con la squadra del Bologna e costretto a fuggire dall’Italia a causa delle leggi razziali.
Gli organizzatori invitano i cittadini a partecipare numerosi: verranno fornite scarpe, pantaloncini e asciugamani a chi ne sarà sprovvisto.

Daniela Larocca

Articolo precedentePremio Maccio Capatonda 2011, cinema alla radio
Articolo successivoNon c’è pace per i centri sociali: ora rischia Vag61