Tra il presidente Donald Trump che si presenta in ritardo, ma prima minaccia di ritorsioni commerciali gli alleati sulla web tax e dopo chiede loro di investire ancora di più nel Patto Atlantico, tra il presidente francese Emmanuel Macron che parla di “morte cerebrale” e un certo non secondario imbarazzo per la Turchia, a cui nessuno ha di fatto impedito l’invasione del Rojava, si sta svolgendo a Londra, il vertice dei 70 anni della Nato.

Che il patto militare presenti qualche problema è un tema esplicito. A confermarlo è stato il premier britannico Boris Johnson, che oggi ha fatto gli onori di casa. “Basta liti e divisioni, la Nato ritrovi lo spirito di concordia che le ha permesso d’essere per 70 anni un gigantesco scudo di solidarietà”, ha affermato Johnson in apertura dei lavori ufficiali del vertice, citando poi l’articolo 5 come “principio essenziale” dell’alleanza: “se uno di noi è attaccato, tutti noi andremo in sua difesa”.

Nato: un organismo anacronistico

Ai nostri microfoni Maurizio Simoncelli dell’Archivio Disarmo traccia una sorta di bilancio di questi 70 anni della Nato. “Ha 70 anni e li dimostra tutti – osserva – Era un’alleanza militare sorta nel periodo della Guerra Fredda con lo scopo di evitare una possibile invasione dell’Armata Rossa in occidente. Ora l’Armata Rossa non esiste più, così come lo spauracchio comunista, il mondo è cambiato ed è diventato multipolare, con una sfida globale che, da un lato, comprende la Cina come grande competitor degli Stati Uniti, e dall’altro lato ci sono altri contesti, come il Medioriente instabile”.

La Nato, dunque, appare oggi come l’unico patto militare esistente che figura quanto meno come anacronistico, ma nonostante questo continua ad assorbire una spesa stratosferica.
La spesa militare annua della Nato è di 963 miliardi, a fronte dei 61 della Russia e dei 250 della Cina”, osserva l’esponente dell’Archivio Disarmo.
Risorse che, ad esempio, potrebbero essere investite nella vera e concreta minaccia contemporanea, quella dei cambiamenti climatici, che nelle previsioni più ottimistiche porteranno nei prossimi 30 anni alle migrazioni forzate di almeno due miliardi di persone.

A chi serve la Nato oggi?

“La Nato è un’organizzazione che prosegue la sua vita per inerzia – osserva Simoncelli – ma che non è in grado di rappresentare una linea politica a livello internazionale”.
E allora a chi serve? “Sicuramente non serve per gli scopi dichiarati – continua l’attivista – Probabilmente serve per garantire una posizione di leader agli Stati Uniti, che vogliono dagli alleati un appoggio politico, militare, ma anche economico. Non dimentichiamo infatti il progetto degli F35, i cacciabombardieri più costosi nella storia dell’areonautica, che gli Stati Uniti sono riusciti a sviluppare solo grazie all’impegno economico degli alleati.

Il tema della chiusura della Nato è in ballo già dai tempi della sua fondazione, quando i pacifisti sottolinearono come il patto militare avrebbe tolto centralità all’Onu nella risoluzione dei conflitti, lasciando spazio alla forza bellica.
“Oggi parlare della sopravvivenza o meno di questa organizzazione dovrebbe essere quanto meno oggetto di doveroso dibattito politico, ma in Italia, ad esempio, non vedo alcun tentativo di questo tipo”, conclude Simoncelli.

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