Come sarà la mobilità dopo l’emergenza? Dal lockdown in cui ci troviamo c’è chi inizia a chiederselo e avanza proposte affinché, finita la crisi sanitaria, non si ritorni ad una mobilità che aggrava la crisi climatica. Legambiente ha presentato cinque proposte da sottoporre ai sindaci delle città italiane affinché immaginino una mobilità nuova, che consenta di ridisegnare anche le città che amministrano.

Mobilità, gli insegnamenti del lockdown

Lo avevamo già segnalato e ora lo sottolinea anche l’associazione ambientalista: il lockdown che stiamo vivendo per colpa del coronavirus sta avendo effetti benefici sulla qualità dell’aria. Gli studi di Ispra dimostrano che sono calati sensibilmente gli inquinanti nella pianura padana, la regione più inquinata d’Europa, con una riduzione degli ossidi d’azoto tra il 50 e il 70% e un calo tra il 5 e il 7% anche della Co2 e di altri gas climalteranti.

Il rischio concreto, però, è che finita l’emergenza sanitaria le persone ritornino ad utilizzare massicciamente le automobili, anche per la preoccupazione che sorge nel timore di essere contagiati sui mezzi pubblici.
Per questo motivo Legambiente suggerisce alcune misure che le amministrazioni possono adottare per il trasporto pubblico locale (tpl), in modo che le persone possano utilizzarlo in tutta sicurezza.

Le proposte di Legambiente

In una lettera inviata al presidente dell’Anci Decaro Antonio Decaro e intitolata “Ripensare la mobilità delle città dopo l’emergenza Covid-19: le 5 proposte di Legambiente ai sindaci”, Legambiente sostiene che “la ripartenza delle città ha bisogno di soluzioni green coraggiose per la mobilità, in modo da garantire sicurezza dai contagi e ridurre inquinamento e emissioni di gas serra”.

Le cinque proposte riguardano mezzi pubblici sicuri con monitoraggi, distanze tra persone, tornelli, mascherine, più bici e nuove ciclabili in città, più sharing mobility, rottamazione auto e mobilità sostenibile e poi smart working e vantaggi fiscali per aziende e lavoratori che scelgono il lavoro agile.

In particolare, lo smart working sperimentato forzosamente in questo periodo potrebbe continuare anche una volta finita l’emergenza, ad esempio consentendo una flessibilità degli orari di entrata e uscita al lavoro che evitino le grandi concentrazioni di persone negli orari di punta.
Per la mobilità dolce, quella ciclabile, inoltre, Legambiente chiede di incrementare le piste ciclabili. “Al momento sono sufficienti delle linee disegnate in terra, con opportuni divisori – osserva ai nostri microfoni Giulio Kerschbaumer di Legambiente Emilia Romagna – per poi farle diventare permanenti e sottrarre spazio alla mobilità automobilistica”.

La crisi sanitaria, come sappiamo, è già anche crisi economica e uno dei rischi concreti per far ripartire l’economia è che scatti quello stimolo “pavloviano”, tipico delle Amministrazioni pubbliche, che mettono in campo progetti di grandi opere con il pretesto di creare occupazione.
“Quelle opere rappresentano spesso buchi neri per i bilanci pubblici – osserva l’ambientalista – e si rivelano spesso inutili. Quello che occorre, invece, sono piccole opere sostenibili”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIULIO KERSCHBAUMER: