È una mobilitazione alternativa quella che il People’s Health Movement mette in campo per oggi, 7 aprile, Giornata Mondiale della Salute. Da anni questa data è occasione per scendere in piazza in tutta Europa per chiedere una sanità pubblica e universale, unica garanzia contro le diseguaglianze, e lo stop alle privatizzazioni e alla commercializzazione di un bene primario come la salute.
Il lockdown, però, costringe a formule diverse. Per questo motivo l’invito degli organizzatori della mobilitazione (che in Italia sono raggruppati nella campagna Dico 32) è quello di appendere a finestre e balconi dei cartelli e degli striscioni per rivendicare il proprio diritto alla salute, reso ancora più urgente dalla pandemia.

Sanità pubblica e universale: la battaglia

Nella puntata odierna de L’Indigesto ospitiamo uno speciale dedicato proprio alla Giornata Mondiale della Salute in tempi di pandemia da coronavirus. Ai nostri microfoni sono intervenuti Chiara Bodini, ricercatrice su temi come diseguaglianze e salute e movimenti sociali e salute e portavoce del People’s Health Movement, Gianluigi Trianni del Forum per il Diritto alla Salute e Marina D’Altri, co-presidente di Coalizione Civica Bologna.

Dopo un’introduzione generale su questa giornata e sul significato ulteriore che assume nella contingenza pandemica, la riflessione si è concentrata sul ruolo fondamentale della sanità pubblica e universale, unico strumento di garanzia per l’accesso alle cure di tutte le persone, quindi strumento di lotta alle disuguaglianze e di redistribuzione.
Abbiamo poi fatto un focus sul regionalismo differenziato, chiesto ai governatori delle Regione che curiosamente sono le più colpite dall’emergenza sanitaria: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.
Il Forum per il Diritto alla Salute chiede il ritiro di quelle proposte e vi oppone un modello che finanzia e sostiene la sanità pubblica e universale, mette fine alle politiche di austerity in campo sanitario e immagina un equilibrio tra competenze territoriale e nazionali.

I riflettori si sono pochi ulteriormente concentrati sulla situazione bolognese, in particolare per ciò che riguarda la Casa della Salute Navile. Anche qui si registra una battaglia, in particolare tra la forma e la sostanza. Se da legge il modello delle case della salute prevede un’articolazione di servizi socio-assistenziali, nella sua traduzione pratica, sempre a causa dell’austerity e di fondi insufficienti, il progetto ambizioso non si realizza.

Ci sono però due dati positivi generali che vanno segnalati. Da un lato, anche a causa della pandemia, la sensibilità e la consapevolezza delle persone verso il bisogno di una sanità pubblica e universale sta aumentando, anche a causa della pandemia. Dall’altro gli stessi governi nell’emergenza stanno facendo cose che non avrebbero mai fatto, come contrattare o requisire la sanità privata. Questi elementi danno speranza alla lotta per il diritto alla salute e agli assetti che potrà assumere una volta che l’emergenza sanitaria sarà finita.

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