In un periodo particolarmente delicato per il Paese, la Lega torna a far parlare di sé con una nuova offensiva contro la somministrazione della pillola abortiva Ru486 in Emilia-Romagna.
Nonostante l’efficienza sia dimostrata da evidenze scientifiche, il partito critica la somministrazione del farmaco nei consultori e nei day hospital nella Regione, affermando la necessità di ricovero ospedaliero obbligatorio. In un periodo di consensi politici, torna al centro dell’attenzione, quindi, il “corpo delle donne”. Ne abbiamo parlato con Anna di Mujeres Libres, impegnata in un’iniziativa dal basso per sostenere le donne e l’accesso all’aborto.

Ru486, l’offensiva della Lega

Lo scorso agosto,il Ministero della Salute ha pubblicato le linee guida per la Ru486, la pillola abortiva che non richiede l’intervento chirurgico. L’aborto farmacologico a base di mifepristone e prostaglandine si presenta tuttora un’alternativa all’intervento chirurgico in ospedale per tutte quelle donne che decidono di abortire entro le 9 settimane di età gestazionale.
Dopo un lungo processo conclusosi nelle linee guida ministeriali, la Lega è tornata a mettere in discussione le modalità di somministrazione del farmaco.
«La lega cerca consensi politici sul corpo delle donne – spiega Anna del collettivo femminista Mujeres Libres ai nostri microfoni – osteggiando la Ru486 perché non richiede intervento chirurgico».

L’aborto non ospedaliero, oltre che non presentare rischi per la salute, è «una forma di autodeterminazione delle donne»: evitando l’ospedalizzazione, si ha un accesso più immediato all’aborto. Un accesso più diretto, quindi, al diritto individuale di scelta.
E forse è proprio questo che cerca di ostacolare la Lega: «un accesso libero, gratuito e facile all’aborto»; una contro-retorica che potrebbe contrastare il macro-discorso sovranita del «fare figli, e fare figli italiani». Ma il problema, spiega Anna, è che questa è «una battaglia che si svolge sul corpo delle donne».

Anche l’Emilia-Romagna ha visto un tentativo di stop alla pillola abortiva da parte della Lega, che comunque non fa parte del governo regionale. Ma come ribattuto da Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, le polemiche sollevate dal partito sovranista in Piemonte e nelle Marche non rispetterebbero gli obiettivi scientifici e sociali che le linee guida ribadiscono, oltre che suonare retrograde. Il dato, oltretutto, è in controtendenza: sembrerebbe che le interruzioni volontarie di gravidanza abbiano registrato nel 2019 un calo del 5,4% rispetto al 2018, con solo 6.501 richieste.

Mujeres Liberes, dal canto suo, continua a sensibilizzare sul tema dell’aborto e della gravidanza, con un’iniziativa di supporto a quante richiedano informazioni che ormai ricorre al suo primo anno e a cui si aggiunge la possibilità di ricevere un test di gravidanza gratuitamente.
Quest’ultima iniziativa si poggia alla Colonna solidale autogestita di Bologna, un collettivo che si impegna a «promuovere il mutuo appoggio e l’accesso alla spesa popolare».
«I test di gravidanza sono costosi», ricorda l’attivista. Per questo, il collettivo li mette a disposizione attraverso la Colonna solidale, che ha tra l’altro lanciato un crowdfunding per l’accesso ad assorbenti e pannolini. Per partecipare alla raccolta fondi e donare, si può visitare la pagina Facebook e il sito di Colonna solidale autogestita e Mujeres Liberes.

Nel contesto pandemico ed emergenziale in cui si ritrova il Paese, l’accesso al diritto all’aborto ha visto un ulteriore ostacolo, ovvero i ritardi per le interruzioni di gravidanza in alcuni ospedali, dovuti al Covid-19. E proprio a fronte di questa problematica, fermare l’aborto farmacologico risulterebbe un controsenso. Abortire in consultorio contribuirebbe, infatti, ad alleviare il problema sanitario, evitando a molte donne di presentarsi in ospedali già pieni.
Dal monitoraggio che Mujeres Liberes svolge sugli accessi all’aborto nel nostro territorio, tuttavia, si può dedurre che in Emilia-Romagna «seppur con alcuni ritardi, la somministrazione c’è».

Emily Pomponi

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANNA:

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