Le scene della polizia greca che respinge con i lacrimogeni i migranti provienti dalla Turchia al confine di Evros hanno fatto il giro del mondo. È la rappresentazione di una potenziale nuova crisi migratoria che, però, è anzitutto una crisi politica scaturita dalla decisione del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan di riaprire le frontiere verso l’Europa, che erano state chiuse in seguito all’accordo (in larga parte monetario) del 2016 con l’Unione europea.

Grecia: la situazione al confine

Sono almeno 10mila i migranti che hanno tentato di attraversare il confine tra Turchia e Grecia, mentre Ankara, nei suoi proclami, fa numeri ancora più grandi: più di 80mila persone.
La situazione in cui si trovano i profughi risulta drammatica. Decine di migliaia di persone si trovano in un limbo delimitato da due eserciti: da una parte quello greco che impedisce l’accesso e dall’altra quello turco che ne impedisce il ritorno.

“Non siamo però in presenza di una crisi migratoria, come quella che c’è stata qualche anno fa a Idomeni – sottolinea ai nostri microfoni il giornalista greco Dimitri Deliolanes – ma è una crisi provocata dai progetti politici della Turchia e dai contrasti con i Paesi confinanti. Quello è un confine già sensibile, in tensione e militarizzato”.
Inutile ribadire che a fornire ad Erdoğan l’arma del ricatto è stata la stessa Europa con l’accordo del 2016, ma per il giornalista c’è un altro elemento su cui può fare affidamento il presidente turco: “La risposta dell’Europa è stata quella di non fare assolutamente nulla e lasciare che del tema dell’immigrazione se ne occupino solo i Paesi di confine, quindi Grecia, Italia e Spagna”.

La situazione a Lesbo

Questa mattina un bambino è morto durante il tentativo di sbarco di un gruppo di profughi sull’isola greca di Lesbo. È solo uno degli episodi di forte tensione degli ultimi giorni, quando si sono verificati insulti e botte contro giornalisti e fotoreporter, urla contro personale dell’Unhcr, e una sassaiola contro un pullman della polizia, che ha provocato il ferimento di un agente. Gruppi di abitanti di Lesbo, sempre più insofferenti nei confronti degli arrivi dei migranti, hanno adottato comportamenti violenti.

“L’atteggiamento del governo greco a Lesbo, dove i migranti arrivano coi barconi, è quello di tentare di coinvolgere nuovamente Frontex – osserva Deliolanes – e di convincere l’Europa ad esercitare pressioni sulla Guardia costiera turca affinché controlli le sue coste e le partenze delle barche”.

La politica turca e il silenzio europeo

Il giornalista insiste nel sottolineare che non è una questione che attiene ai confini tra Grecia e Turchia, ma il nodo è la “politica neo-ottomana di Erdoğan che si sta giocando a Idlib, in Siria. I suoi progetti di egemonia nel mondo sunnita stanno crollando, i suoi flirt con la Russia sono arrivati a un punto morto, il suo isolamento nel mondo occidentale è crescente, perciò siamo alla resa dei conti di una politica espansionista e provocatoria verso tutti i fronti possibili”.

Anche in questo caso, però, l’Europa sembra silente e sembra non avere una strategia. “Si culla nell’idea che l’accordo sull’immigrazione sia ancora valido – osserva Deliolanes – Addirittura alcuni Paesi ancora parlano di processo di adesione della Turchia all’Europa, che è fermo da ormai dieci anni. Il problema sono i grossi investimenti che molti imprenditori europei, tra cui molti italiani, hanno fatto negli ultimi anni in Turchia”.
Appare però sempre più evidente che o l’Europa esce da questo letargo e dalle politiche fin qui adottate oppure l’Ue stessa è destinata a finire.

ASCOLTA L’INTERVISTA A DIMITRI DELIOLANES: