I licenziamenti di delegati sindacali come strumento ritorsivo delle aziende non si moltiplicano solo in Italia. Anche la Francia di Emmanuel Macron reprime i lavoratori che fanno attività sindacale, come nel caso del responsabile del sindacato dei postini francesi, Gael Quirante. Ma da marzo i suoi colleghi portano avanti uno sciopero ad oltranza. Oggi l’assemblea Sgb verso lo sciopero del 26 ottobre.

Questo pomeriggio alle 17.30 il Sindacato Generale di Base (Sgb) di Bologna organizza un’assemblea pubblica in via dello Scalo 21 per iniziare a preparare lo sciopero generale del prossimo 26 ottobre indetto dal sindacalismo di base.
Uno dei temi portanti delle rivendicazioni che hanno portato all’indizione dello sciopero è quello della libertà sindacale, messa sempre più in discussione nel nostro Paese.
Da un lato l’inasprimento della lotta in settori dove lo sfruttamento si fa più sentire, come la logistica, dall’altro una sorta di libertà di licenziamento introdotta dal Jobs Act e l’esclusione dei sindacati non firmatari di accordi con la parte padronale, stanno portando ad un aumento di licenziamenti per motivi politici.

Ne sa qualcosa Elmahi Ayachi, delegato aziendale SGB SDA/Poste Italiane a Sala Bolognese, lasciato a casa per ragioni politiche. Per il sindacato il licenziamento ha lo scopo di lasciare le mani libere all’azienda per una ristrutturazione che porterà alla chiusura del magazzino.
Ma anche se non ci sono licenziamenti, i sindacati di base vengono esclusi. Come succede all’Flmu/Cub, l’unico sindacato a non aver firmato l’accordo dell’Ilva di Taranto, ed ora escluso dalle trattative. A rappresentarlo all’assemblea di oggi pomeriggio ci sarà Antonio Ferrari.

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Quando si tratta di reprimere i lavoratori o limitare la libertà sindacale, però, tutto il mondo è Paese. Per questo, all’incontro di oggi parteciperà anche Gaël Quirante, segretario del sindacato Sud Ptt Solidares delle Poste Francesi, licenziato per impedire la sua attività sindacale.
Il suo licenziamento, però, ha scatenato la solidarietà dei colleghi, che dal marzo scorso (da più di 187 giorni) stanno dando vita ad uno sciopero ad oltranza.

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