Prima il Motorshow, poi Lineapelle. Se la Fiera di Bologna perde pezzi, non devono essere i lavoratori a pagarne le conseguenze. È la posizione di Usb, che si dice pronta alla mobilitazione. Betti: “Milano è più attrattiva perché taglia i salari”.

“No alla delocalizzazione e alla Fiera della precarietà”. È chiara e netta la posizione di Usb su quanto sta accadendo alla Fiera di Bologna. Dopo il pasticcio, forse risolto, del Motorshow e l’annuncio di ieri dello spostamento di Lineapelle a Milano, il sindacato di base vede rischi concreti per il futuro dei lavoratori dell’expo bolognese.
L’allarme arriva dalle parole di Massimo Betti, che sottolinea come in atto ci sia “un processo di concentrazione nell’area milanese delle manifestazioni fieristiche” ed equipara ciò alle delocalizzazioni di alcune aziende in Paesi extra-europei.

Secondo il sindacalista, infatti, Milano piace soprattutto perché il lavoro costa meno. E questo in virtù del “vergognoso accordo sindacale stipulato in previsione di Expò 2015 che, in deroga ai contratti nazionali, abbatte pesantemente i livelli salariali e normativi e immette forme di precarietà lavorative incredibili”. Complici di questo processo, secondo Usb, sono i sindacati confederali, che garantiscono “sostegno pubblico da parte delle segreterie nazionali, confermando così la loro vocazione a essere complici delle politiche portate avanti dai Governi dell’Unione Europea”.

Betti non risparmia critiche nemmeno al sindaco di Bologna, Virginio Merola, accusato di avere un ruolo “pressoché impalpabile” e di avere una “confusione senza uguali”, dal momento che il primo cittadino pensa di farsi sentire dal ministro Federica Guidi, “emanazione diretta di Confindustria, ossia di coloro che hanno voluto il trasferimento di Lineapelle”.
Per scongiurare, quindi, che a rimetterci siano i lavoratori dell’Ente Fiere e dell’indotto, Usb li chiamerà alla mobilitazione.

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