La ripartenza della cosiddetta “Fase 2” è una ripartenza anche del conflitto sociale e ad esserne protagonisti sono Adl Cobas, Sgb e Si Cobas. Alle 11.30 di venerdì 8 maggio, sotto la Regione, le tre sigle, insieme ad altre realtà sociali, sindacali e politiche, daranno vita ad un presidio “nel rispetto delle distanze e dell’utilizzo dei dpi necessari” per rivendicare “welfare, reddito e diritti per tutte e tutti”.

Lotte nella Fase 2: la mobilitazione dell’8 maggio

“È chiaro ormai che la gestione dell’emergenza e soprattutto della lunga e travagliata transizione verso l’uscita dalla fase più acuta dell’epidemia presenta un prezzo altissimo a chi negli anni ha già visto progressivamente negate garanzie di reddito, salute, welfare – scrivono i promotori della mobilitazione – Altro che ripresa: la Fase 2 è un presente dove si acuiranno disuguaglianze, sfruttamento, precarietà e povertà strutturali, assenza di tutele e di diritti sociali”.

Per i sindacati di base l’Emilia-Romagna non fa eccezione, poiché “attraverso concertazione e compatibilità con gli interessi del profitto, si è privilegiato il primato della produzione ad ogni costo sulla tutela della salute, puntando sulla rapida riapertura di quei settori dell’economia e del lavoro che hanno maggiori tutele, a scapito dei soggetti sociali, del lavoro e del precariato più fragili e vulnerabili. Senza dire che la rincorsa alla riapertura avviene senza reali garanzie per il diritto alla salute pubblica e nei luoghi di lavoro”.

Gli organizzatori segnalano anche come non vi sia alcuna reale inversione di tendenza nella gestione della sanità e del trasporto pubblico locale, ma considerano insufficienti le misure adottate per rispondere ai bisogni sociali più impellenti sul terreno del diritto all’abitare e di un sistema di welfare regionale realmente universalistico e inclusivo. A ciò si accompagnano “enormi incertezze per la tenuta occupazionale e la continuità di reddito per centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, rimasti senza lavoro e senza salario, con una moltiplicazione di specifici ammortizzatori sociali e sostegni al redditto bloccati dalla crisi di liquidità aziendale, dalla burocrazia previdenziale e da meccanismi inadeguati di anticipazione bancaria, se non persino esclusi da qualsiasi misura”.

Da questa analisi ecco che i sindacati di base giungono alla conclusione: se ripartono le attività produttive devono ripartire anche le lotte nei luoghi di lavoro, allo scopo di ottenere una riforma radicale e strutturale del sistema di welfare e della sanità pubblica, il diritto alla salute pubblica e nei luoghi di lavoro, la difesa del lavoro precario e in genere, del salario e del reddito per tutti, l’aumento delle risorse finanziarie per la spesa sociale, attraverso patrimoniale, fiscalità fortemente progressiva e taglio alle spese militari, e riconversione in senso ecologico del modello produttivo.

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