Oggi, 18 maggio, è il giorno della riapertura di molte attività e di un ritorno alla circolazione delle persone con meno vincoli rispetto a quelli imposti durante le fasi acute della pandemia. Se nel dibattito pubblico rimane la preoccupazione per un possibile rialzo dei contagi e dei focolai, c’è una curva che non si abbassa e, anzi, riprende a crescere: quella della povertà.

Povertà destinata ad aumentare

Già prima dell’arrivo del Covid-19 la situazione era allarmante. Nel rapporto dell’Istat sugli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile 2020 emerge che una buona fetta della popolazione italiana risulta a rischio povertà ed esclusione sociale. In Italia, nel 2018, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 27,3% (circa 16 milioni e 400 mila individui). E se il dato è in diminuzione rispetto all’anno precedente (28,9%), il livello italiano resta comunque superiore a quello europeo (21,7% nel 2018 dal 22,4% del 2017).

Durante la pandemia, inoltre, il Banco Alimentare ha registrato un aumento del 40% nella distribuzione di cibo, segnale inequivocabile che le difficoltà della popolazione si allargano. Sempre durante la pandemia c’è stato anche un aumento in media del 114% nel numero di persone che si sono rivolte ai centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane.
Dati che vengono confemrati da un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del lavoro, che ha stimato tre milioni di nuovi poveri, soprattutto precari, giovani e part-time.

Le misure non prendono di petto il problema

Nella sua analisi settimanale sulle nostre frequenze, lo storico Luca Alessandrini parte proprio dal dato sulla povertà crescente, sottolineando che “non è un problema esclusivamente dei poveri stessi, ma riporta alla luce una quantità di questioni di ordine sociale che comporta per l’intero Paese”.
Questioni che, secondo Alessandrini, andrebbero affrontate con rapidità attraverso una strategia di impegni, investimenti, capitalizzazioni e debiti finalizzati ma, insiste lo storico, “anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una impotenza e una passività della politica italiana”.

ASCOLTA L’ANALISI DI LUCA ALESSANDRINI: