Fin al 31 dicembre il Comunale porta in scena una coinvolgente e interessante Cenerentola prodotta dal Balletto di Milano, danzata sulla musica rossiniana, con l’orchestra del Teatro diretta dallo spumeggiante Maestro Giammario Cavallaro.

La produzione, datata 2011, è decisamente rodata e il cast, sostenuto dalle tre parti en travesti della matrigna e delle sorellastre, propone un susseguirsi di gag che catturano la simpatia di tutto il pubblico di bambini e bambine come degli adulti assicurando un divertimento spensierato sostenuto da un livello qualitativo alto sia per quanto concerne l’aspetto tersicoeo, sia per quello musicale.

L’orchestra cittadina propone un’esecuzione giocosa e leggera della partitura rossiniana nella quale vengono inseriti due brani che non appartengono alla Cenerentola, come l’Overture del Guglielmo Tell che segna la scena centrale dello spettacolo con la magnifica carrozza rosa di Cenerentola con gigantesche ruote – ombrelloni rigati che ricordano anche degli enormi lecca lecca e danzatori- cavalli che sbuffano e s’impennano correndo verso il ballo a chiusura del primo atto.

L’altro brano “spurio”, che non appartiene alla Cenerentola, ma è anch’esso di Rossini, è la celebre Tarantella che nasce come brano pianistico arrangiato da Respighi per orchestra per il balletto La boutique fantasque, coreografato da Léonide Massine per i Ballets Russes di Sergej Djagilev. Il brano è inserito nel secondo atto per l’esibizione del Principe Azzurro al suo ingresso alla festa tra adoranti fanciulle che sperano di conquistare la sua attenzione per convolare a principesche nozze. Quella musica travolgente e l’occasione del ballo a corte, consentono un naturale spostamento della coreografia verso lo stile puramente classico mentre per tutto il primo atto si era attestata sullo stile contemporaneo con una forte accentuazione del lato mimico e grottesco.

La parte più interessante del balletto è sicuramente il prologo, danzato sulla sinfonia dell’opera, e tutto il primo atto. Il prologo, ad apertura di sipario, narra la vita felice di una bambina che gioca con il suo orsetto di peluche e vive felice con mamma e papà. La mamma muore, il padre si risposa. La matrigna tratta da subito la piccola come una serva e le sorellastre le rubano l’infanzia strappandole l’orsacchiotto. Quando muore anche il padre la vita della piccola è definitivamente segnata: il suo ruolo sarà quello di sguattera e custode della casa, tanto da diventarne parte, come un pezzo del mobilio, come parte del muro, indossando un abito con lo stesso motivo della tappezzeria del salone dell’abitazione che la tiene prigioniera.

Tutto questo ci viene narrato nel tempo della sinfonia iniziale con una bellissima scena in controluce danzata dietro un telo bianco illuminato da una luce ocra che allude al passato, come se i ballerini fossero delle sagome di carta in un teatrino d’ombre.

Quando si entra nel vivo della situazione (che, come comprendiamo dal prologo, si discosta dalla versione dell’Opera rossiniana in cui tutto ruota attorno a un patrigno e alle sue figliole, per recuperare la versione più nota della fiaba) ci troviamo nella casa ereditata dalla Matrigna dove sia i servi che la povera Cenerentola indossano abiti che, come dicevo poc’anzi, sembrano essere stati ritagliati dagli avanzi della tappezzeria.

Tutti i personaggi si presentano: assistiamo a un bel duetto dei servitori in uno stile contemporaneo e a tratti con movimenti marionettistici forse come citazione di pinocchio, visto che i costumi dei servi in qualche modo richiamano il vestitino di carta che Geppetto fa a Pinocchio per andare a scuola.

All’uscita dei servitori ci accorgiamo di Cenerentola (la danzatrice Marta Orsi), che si muove sul fondo confusa con la carta da parati, fino a quando non si stacca decisamente dal muro per raccontare la sua condizione e la sua tristezza in un assolo delicato e ben costruito, sempre in uno stile di danza contemporanea e stilizzata.

Nel prosieguo la scena è catalizzata dal trio Matrigna e Sorellastre rispettivamente interpretati dai danzatori Alessandro Orlando, Federico Micello e Alessandro Casilli tutti e tre dal fisico imponente, muscolosi, alti, che lavorano amplificando la gestualità in modo grottesco caratterizzando le tre donne come sguaiate, goffe, rozze attingendo dal modello arcifamoso della Gatta Cenerentola della Nuova Compagnia di Canto Popolare, interpretato da sette sorelle e matrigna en travesti.

Cenerentola: gli atti

Il primo atto è pienamente coinvolgente e giocoso con la toletta delle sorellastre, l’arrivo dell’invito a corte, i preparativi, fino all’apice dell’arrivo della fata, che potremmo meglio appellare come Fatalona visto che si presenta in vestaglia bianca contornata di piume e guepiere, che fa apparire una magica carrozza rosa trainata da cavalli in corsa verso il ballo. La modalità di danza è quella narrativa, mimica, caricaturale con momenti propriamente coreografici molto ben costruiti che si innestano nell’azione mimica proseguendo la narrazione con la gestualità della danza più astratta mantenendo però il carattere di ogni personaggio e la tensione data dal gesto quotidiano, amplificandolo e stilizzandolo.

Il secondo atto presenta a contrasto lo stile alto, classico, pulito ed elegante del Principe e dei suoi invitati e l’azione mimica sguaiata, maldestra e caricaturale del trio mamma e figlie. L’arrivo alla festa delle tre invitate è sicuramente ancora molto divertente poi, dopo la travolgente tarantella che consente al Principe (Federico Mella) di danzare secondo le modalità più classiche con perfette pirouette, grand jeté e fuettés en tournant, il secondo atto si ripiega leggermente, diventa a tratti più noioso, come se nel lato romantico e classicheggiante della vicenda il coreografo Giorgio Madia non avesse avuto dei guizzi inventivi, avesse esaurite le trovate, o non avesse voluto inserire elementi sorprendenti capaci di catalizzare l’attenzione preferendo la semplicità e la pulizia esecutiva alla spettacolarità.

Il crescendo del finale è stato sprecato senza un crescendo nella danza che eguagliasse quello musicale. Manca una trovata, uno slancio che porti la danza al livello della superba musica di Rossini e così il secondo atto risulta ben danzato dalla coppia Orsi e Mella, lineare, ma si sente la mancanza di qualcosa che lo elevi oltre la pulizia esecutiva. Lo spettacolo ritrova gioiosità e divertimento solo ai saluti finali quando le Sorellastre riescono di nuovo a far divertire l’uditorio con i loro litigi, il loro esibizionismo strappando sorrisi e applausi.

Complessivamente lo spettacolo merita l’acquisto last minute dei biglietti per l’ultima replica il 31 pomeriggio alle 16 per chiudere l’anno teatrale e musicale all’insegna della bellezza riportandoci alla fiaba, al sogno, ai nostri desideri e paure più profonde. Buon anno.