La giovane Elena Beltrami ha ragioni personali per essere antifascista. Non sopporta il padre, convinto fascista, non sopporta le leggi razziali che hanno colpito l’amica Albertina e non perdona al regime di aver spedito il suo amato, Odino, ad Addis Abeba. Per questo la sua formazione avverrà nella Resistenza, al cui interno non si limiterà a ruoli marginali, ma diventerà partigiana combattente.
È attorno a questa storia che si sviluppa “La carezza e la mitraglia” (Agenzia X edizioni), il romanzo storico e di formazione di Massimiliano Gollini, uscito da poco. L’autore è intervenuto ai nostri microfoni per presentarci il suo lavoro.

Resistenza e formazione: “La carezza e la mitraglia”

Ambientato a Bologna e nei dintorni di Marzabotto, il romanzo “La carezza e la mitraglia” nasce da una ricostruzione storica basata su fatti realmente accaduti, testimonianze dirette e studi bibliografici, compiuti dall’autore stesso in collaborazione con l’Istituto storico “Parri”.
L’opera segue l’adolescenza di Elena, dai 13 ai 19 anni, in un contesto molto particolare come la Seconda Guerra Mondiale e la Lotta di Liberazione dal nazifascismo sull’appennino bolognese, intorno a Monte Sole.

Se anche l’epica resistenziale è spesso incentrata attorno alla figura maschile, l’uomo partigiano, “La carezza e la mitraglia” rappresenta invece una delle poche eccezioni e non è un caso.
“La Resistenza è il primo periodo nel quale le donne hanno assunto un ruolo chiave rispetto agli uomini, trovando l’inizio di un percorso che porterà poi all’emancipazione”, osserva l’autore.
Oltre ad Elena, dunque, sono altre le donne su cui si concentrano i riflettori narrativi: l’amica Albertina, che verrà deportata, Anita, ragazza madre conosciuta a Monte Sole, e Anima, cecchina partigiana che ha come obiettivo l’uccisione di Walter Reder, comandante del 16 SS Panzergranadier Division “Reichsfürer – SS” e responsabile degli eccidi di Monte Sole.

Un altro tema che viene affrontato dall’autore è quello del rapporto tra i partigiani e gli abitanti della montagna. Se da un lato la Resistenza deve tantissimo al sostegno della popolazione civile, senza il quale probabilmente non avrebbe potuto radicarsi, dall’altro lato sono proprio i civili ad essere vittime delle rappresaglie nazifasciste e si vedevano costretti a dividere il già scarso cibo con i combattenti in clandestinità. “È stato un rapporto complicato – osserva Gollini – che in pochi hanno sviluppato e io ho cercato di approfondire”.

“La carezza e la mitraglia” non è solo un romanzo storico, ma anche di formazione. Si potrebbe dunque inserire nel filone de “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino o di “Come prima delle madri” di Simona Vinci. I sentimenti nella vita della protagonista hanno un grande peso, che viene sviscerato da Gollini: in quegli anni Elena costruisce il suo immaginario poetico, la sua idea di giustizia e di libertà, la propria appartenenza politica, che sono una diretta conseguenza del proprio personalissimo vissuto.

Sullo sfondo del romanzo c’è spazio anche la questione del colonialismo italiano, dal momento che Odino, uno dei personaggi, viene arruolato e spedito in Etiopia. Il tema è recentemente riesploso in Italia intorno alla questione della statua di Indro Montanelli e al suo passato coloniale mai abiurato.
Più in generale, la questione dei conti con il passato razzista e coloniale italiano è un tema che viene spesso rimosso o minimizzato.

Dopo una prima presentazione virtuale con il Comune di San Benedetto Val di Sambro, il libro di Gollini verrà presentato il prossimo 7 luglio all’interno di “Resistenze”, un’iniziativa di Resistenze in Cirenaica e Trame Bookshop che si svolgerà alle 19.00 al Giardino del Guasto a Bologna.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MASSIMILIANO GOLLINI: