Ognuno può credere a ciò che vuole, ma l’assunto che gli italiani sono un popolo di furbi e indisciplinati, che non rispettano le regole e mettono a repentaglio la salute di altre persone è una narrazione tossica, una vera e propria fake news. È quanto si evince dai dati del Viminale relativi ai controlli effettuati dalle forze dell’ordine, che vengono pubblicati ogni giorno sul sito del Ministero.
Di fronte all’eloquenza dei numeri, dunque, dovremmo forse interrogarci sulla nostra predisposizione al giustizialismo, ovviamente quando riguarda gli altri.

Italiani indisciplinati? I numeri dicono altro

Prendendo a riferimento l’ultima settimana, quella che ha incluso la festa del 25 aprile, il numero dei trasgressori delle disposizioni non supera mai il 4%, attestandosi per cinque giorni su sette sotto il 3%. Nello specifico, lunedì 20 aprile le persone sanzionate sono state il 2,8% di quelle controllate, martedì 21 sono state il 2,3%, così come mercoledì 22. Giovedì 23 aprile le sanzioni sono state appena il 2,2% dei controlli e venerdì 24 il 2,3%. Il 25 aprile è il “picco”, con un 3,8% di “disobbedienti”, mentre domenica 26 le persone sanzionate sono state il 3,3%.

Si potrà eccepire che potrebbe esserci una quota di persone che sfugge ai controlli e che quindi trasgredisce senza farsi beccare. Vero. Ma al contempo esiste una fetta consistente di persone multate che farà ricorso e con ogni probabilità lo vincerà, dal momento che si moltiplicano le segnalazioni di una assoluta discrezionalità delle forze dell’ordine nell’applicazione di una normativa già di per sé confusa, fino a casi di vero e proprio accanimento contrario agli obiettivi degli stessi dpcm, quelli di ridurre il più possibile gli assembramenti e il conseguente rischio di contagi.

Nella conferenza stampa di domenica sera, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha affermato che un quarto dei contagi avviene all’interno della famiglia. Ciò significa che il 25% delle persone si ammala di coronavirus a causa della reclusione forzata imposta dalle autorità proprio nel tentativo di ridurre la diffusione della malattia. Ciò è possibile perché buona parte delle persone che ancora si stanno recando al lavoro contraggono il virus o sul luogo stesso di lavoro o durante gli spostamenti per e dal lavoro e, una volta giunta a casa, contagia i propri famigliari.

Risulta quindi evidente che il problema non è rappresentato da circa il 3% della popolazione che magari si è allontanato un po’ troppo dalla propria abitazione, ma dalle scelte organizzative e dalle disposizioni legislative messe in campo dalle stesse autorità.