Oggi, a New York, il neoeletto Donald Trump sarà impegnato nel suo primo incontro con un leader internazionale: si tratta di Shinzo Abe, primo ministro del Giappone, con cui verranno discussi gli accordi commerciali e politici che regolano l’area del Pacifico. Ne tracciamo un profilo assieme alla giornalista nipponista Alessia Cerantola.

Il premier giapponese Shinzo Abe sarà il primo capo di governo straniero a incontrare il prossimo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il vertice, di scena oggi a New York, riguarderà gli assetti commerciali e politici dell’intera area del Pacifico e questioni direttamente riguardanti il Giappone e gli Stati Uniti. La giornalista Alessia Cerantola si trovava in Giappone nei giorni delle elezioni americane: “Il Giappone è stato abbastanza colpito dalle elezione di Trump. C’era, comunque, timore circa il TPP (Trans Pacific Partnership n.d.r.), perché entrambi i candidati avevano manifestato l’idea di non portarlo avanti”. Nei giorni precedenti le elezioni, racconta Cerantola, si era tentato di accellerare i negoziati su quest’accordo, che poi non è stato firmato, e a cui Abe teneva molto. La visita di Abe, dunque, ha tra i principali obiettivi quello di cercare uno spiraglio di luce per portare avanti questo progetto.

Esistono, però, anche questioni di ordine militare e sicurezza interna che interessano il Giappone in relazione agli Stati Uniti, come quello delle basi statunitensi. “Il Giappone che vive l’invasione da parte di queste basi soprattutto nell’isola meridionale di Okinawa, con una serie di problematiche enormi legate all’inquinamento e a scontri con la popolazione locale. Trump – sottolinea Cerantola – ha detto che se il Giappone vuole continuare ad avere la protezione militare americana deve pagare di più per la presenza delle nostre basi, ma gran parte dell’opinione pubblica, locale e nazionale, queste basi non le vuole”.
Attualmente, il Giappone ospita 50mila militari americani in 85 basi, il cui mantenimento ammonta a 1,8 miliardi annui. La questione è delicata e potrebbe determinare una frattura tra i due paesi considerando che, sin dal suo ritorno alla carica, Abe ha disposto un budget di circa 50 miliardi di dollari in spese militari, dotando il Giappone del sesto arsenale militare al mondo.

Ma quali sono le origini di questo primo ministro che pare essere il perfetto ritratto dell’austero conservatorismo nipponico?
Shinzo Abe aveva già ricoperto la carica di premier da fine 2006 a fine 2007, ma è dal 2012 che il mondo ha imparato a conoscerne la figura politica. “Abe è sceso in campo per la seconda volta a fine 2012 in un momento particolare: successivamente alla crisi di Fukushima – spiega la giornalista – Abe è visto come l’uomo forte che ha sempre guardato al nucleare, anche dopo l’ennesima crisi post-tsunami del 2011, che ha costretto il paese a bloccare i 54 reattori nucleari del paese per verifiche di sicurezza”.
 
“Il Giappone – continua la giornalista – che ha sempre confidato sull’energia nucleare, si è per un periodo ritrovato senza, fino a che, grazie alla spinta di Abe e al suo legame con alcuni membri dell’imprenditoria legata al mondo nucleare, non ha fatto ripartire il primo reattore. Si tratta del primo di una lunga serie, perché il premier intende farli riattivare tutti nonostante, secondo gli ultimi sondaggi, il 57% dei giapponesi sia ancora contrario alla riattivazione totale. Ma questo fa parte del suo progetto di far ripartre l’economia e le sue mosse finora sono riuscite perché se si guarda il Pil, quest’anno c’è stata una ripresa del 2,2 %”.

In quanto premier di un paese membro della cerchia G8, Abe ha instaurato un dialogo abbastanza frequente coi leader delle altre potenze mondiali, ma la grande novità ha riguardato i tentativi di normalizzazione dei rapporti coi paesi limitrofi. La sua mossa di volersi avvicinare a Cina, Corea del Sud e Russia, col tentativo di risolvere la questione di alcuni territori contesi, è stata di successo. Dall’altro lato, però, esiste una tendenza razzista anticoreana e anticinese crescente all’interno del paese, che si manifesta con frequenti fenomeni di hate speech contro queste due grandi comunità.
“Abe è anche l’uomo degli slogan – osserva la giornalista – È molto vicino, inoltre, al culto dello shintoismo giapponese. Quest’aspetto è controverso perché è stato, tra gli ultimi premier, colui che è tornato a visitare il santuario shintoista di Yasukuni, dove sono sepolti alcuni militari che hanno commesso crimini di guerra, ma che vengono ancora venerati da una parte di giapponesi. Ogni volta che Abe si reca in visita a questo santuario scatena le ire di cinesi e sudcoreani, che furono tra le principali vittime fatte dai giapponesi”.

Cristiano Capuano