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Con 153 voti a favore, 3 contrari e 23 astenuti passa il primo trattato internazionale sulla compravendita di armi comuni. La misura, fortemente voluta dal presidente americano Obama dopo le stragi, dovrà essere ratificata da ciascun Paese. Vietato vendere armi a Paesi che si macchiano di crimini contro l’umanità o appoggiano la criminalità organizzata.

Molti lo definiscono un fatto storico: l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato il primo Trattato Internazionale sulla compravendita delle armi convezionali.
Con 153 sì (tra cui Stati Uniti, Francia e Italia), 3 contrari (Iran, Corea del Nord e Siria) e 23 astenuti (tra cui Russia, Cina, Cuba e Venezuela), è passato un documento che costituisce un primo passo per il controllo delle armi.

Il provvedimento, che comunque dovrà essere ratificato da ogni Paese, definisce per la prima volta gli standard internazionali per la compravendita delle armi, legandoli al rispetto dei diritti umani. Il trattato non controlla l’uso domestico, ma richiede agli Stati membri di dotarsi di normative nazionali sul trasferimento delle armi convenzionali, tra cui carri armati, aerei e navi da guerra, veicoli da combattimento, artiglieria, elicotteri, missili, razzi a lunga gittata, ma anche fucili, pistole e munizioni.
Chi ratifica il trattato, inoltre, si impegna a non trasferire armi in Paesi che violano l’embargo, che si macchiano di atti di genocidio, crimini contro l’umanità o di guerra. E occorrerà valutare l’esportazione se le armi potrebbero essere utilizzate da terroristi o membri della criminalità organizzata.

La notizia del trattato è stata accolta con esultanza da Amnesty International. “Se pensiamo ai grandi interessi economici in ballo e al potere politico dei grandi produttori ed esportatori di armi, questo trattato è veramente un tributo alla società civile, che ha promosso un’idea che salverà vite umane, e ai governi che hanno raccolto l’appello” – ha affermato Widney Brown, direttrice del programma Politiche e diritto internazionale di Amnesty International.

Più cauta la reazione della Rete Italiana Disarmo. “È sicuramente un fatto storico – afferma Francesco Vignarca, portavoce della rete – anche se il testo del trattato non soddisfa pienamente quelle che erano le richieste del mondo internazionale del disarmo”. I problemi, in particolare, riguardano la discrezionalità del Paese esportatore, il mancato intervento sul commercio interno e la non copertura di tutte le tipologie di armi. Ad esempio i droni, al centro delle polemiche e sempre più strumenti di guerra, rimangono esclusi dal trattato.