Il Teatro Arena del Sole riparte con lo spettacolo Dialoghi di profughi di Bertolt Brecht, con Lino Guanciale e la musicista Renata Lackó. La scelta di ERT di inaugurare la stagione 2020-2021 con questo spettacolo ha un significato simbolico: una versione precedente è andata in onda su Rai Radio 3 il 15 giugno scorso – in diretta dalla Sala B di via Asiago a Roma – in occasione della riapertura dei teatri dopo i mesi di lockdown.

Il testo Dialoghi di profughi, dopo aver segnato il riavvio dell’attività teatrale nella versione radiofonica, “si presta ad essere una sorta di introduzione o chiave di volta attraverso cui guardare l’intera stagione” ha spiegato ai nostri microfoni Claudio Longhi, Direttore di ERT, intervistato in merito alla nuova stagione Una volta, c’era. La versione dal vivo vedrà la sua prima assoluta di fronte al pubblico del Teatro Arena del Sole il 6 ottobre alle ore 21. Le repliche avranno luogo dal 7 al 9 ottobre alle ore 21, sabato 10 ottobre alle ore 20 e domenica 11 ottobre alle ore 16.

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Dialoghi di profughi: un testo sullo sradicamento

Il testo brechtiano, concepito nel biennio 1940-41 durante gli anni dell’esilio di Brecht in Finlandia in fuga dal potere nazista al quale si opponeva, ha come tema portante lo sradicamento.
Il dato autobiografico si riflette nel copione teatrale, in cui due personaggi, accomunati dalla loro condizione di transfughi tedeschi ma diversissimi per estrazione sociale – uno operaio e l’altro scienziato alto-borghese – si incontrano alla stazione di Helsinki. Nel non-luogo per eccellenza iniziano un dialogo, che portano avanti in successivi incontri, su varie questioni etico-filosofiche connesse al mondo da cui provengono e sul futuro, su cui si interrogano.
La loro diversità non avrebbe mai permesso un avvicinamento e men che meno un’amicizia nel mondo della Repubblica di Weimar ed è proprio qui il paradosso, pars construens dell’opera di Brecht: la possibilità di costruire, in una condizione di sradicamento quale è quella dell’esilio- una relazione che nel mondo precedente, nelle condizioni storiche di differenze di classe e discriminazioni di razza, non sarebbe mai stata possibile.
La forza dell’opera è quella di interrogarsi sulle possibilità della dialettica, sulla capacità nel linguaggio di trovare delle strategie di sopravvivenza a partire dalla riduzione minima dei rapporti umani, l’Io-Tu.

Emergono allora chiaramente le ragioni strategiche della scelta di ERT di presentare in apertura di Una volta, c’era, la stagione che nasce in un mondo cambiato dalla pandemia. La filiazione dal periodo del lockdown non è solo aneddotica ma anche progettuale: Dialoghi di profughi, come ha chiarito Longhi, simboleggia la funzione pubblica del teatro tout-court in quanto “luogo generatore di pensiero, di progettualità, non soltanto sul passato ma anche su ciò che ci sta davanti”.

Lino Guanciale nel suo reading restituisce i due personaggi in forma epica a una sola voce, mentre la partitura musicale della violinista Renata Lackó – ha il ruolo di costruire la scenografia. La musica e le parole sono i linguaggi usati per significare il paesaggio esistenziale dell’incontro tra i due personaggi. Come ha spiegato Guanciale, è una scelta fedele all’idea di straniamento brechtiano che punta a manifestare l’artificiosità della rappresentazione per amplificarne il messaggio.

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