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La musica come linguaggio universale per parlare ai cuori e far riflettare le testa: il piano di Tigran Hamaseyan ci parla di ieri e di oggi, quando la pace si sposa con la bellezza.

Ancora un evento dedicato al centenario dello sterminio degli armeni da parte della rassegna “L’Altro Suono” di Modena. Dopo il magnifico set di Jordi Saval che ha ripercorso lo Spirito d’Armenia, tocca al pianista Tigran Hamasyan accompagnato dal Yerevan State Chamber Choir dipingere un canto che arriva dal passato.
Questo musicista, ben conosciuto nell’ambiente jazzistico come una delle più promettenti realtà contemporanee, si misura sul canto religioso del suo popolo, in un intreccio tra il suo tocco colto, un po’ barocco, assolutamente inspirato e le ieratiche voci del coro che sostengono il continuo pianismo di Tigran. Una dimensione assai lontana dal festival jazz , ma che ritrova nel fraseggio di Hamasyan quell’incedere tipico di una nuovelle vague di improvvisatori. Colpisce anche un altro elemento forte di questa espressione musicale: siamo in quell’area anatolica dove la concezione modale prese vita e sviluppo, quello stesso modo ristudiato più tardi dagli uomini della Third Stream della seconda metà degli anni ’50 che portarono poi ai Schuller, ai Lewis, ai Davis ed anche ai Coltrane. Tigran, in quest’ottica del tutto legata alla natura folk del suo set, lavora comunque sugli accordi con grande perizia, dimostrando la fecondità e le grandi potenzialità dell’accordo modale, facendo perfettamente intendere l’attenzione di tanto jazz per questa faglia culturale tra Europa ed Asia.
Un unico rimpianto viene dal contenitore della chiesa di S.Carlo, davvero scenografica ed incisiva per uno spettacolo come questo (le tonache, i copricapi femminili, la sobrietà dei canti rimbalzano nella seicentesca grande navata), ma avara di sonorità, molto penalizzante per le voci del coro, dove comunque il pubblico sentiva un suono “distante” da sè.
Speriamo che i lavori di ripristino post terremoto al Teatro Comunale di Modena  si concludano al più presto per garantire a gioielli come quelli di Hamaseyan il contesto più appropriato.

programma eseguito:

Mesrop Mashtots
Ankanim araji Qo (I kneel before You)

Grigor G Pahlavuni
Ov Zarmanali (O Amazing Mystery)

Mesrop Mashtots
Bazum en Qo gtutyunqd ( Your mercy is manyfold)

Mkhitar Ayrivanetsi
Sirt im Sasani (My trembling heart)

Tradizionale
Surb Astvats (Holy God)
(early medieval traditional melody from the Armenian Holy Mass)

Komitas
Hayrapetakan Maghterg (Patriarchal Ode)

Nerses Shnorhali
Nor Tsaghik (New Flower)  

Grigor Narekatsi
Havoun Havoun (The awakened fowl)

Mesrop Mashtots
Voghormea indz Astvats (God, Have mercy on me)

Tradizionale
Orhnyal e Astvats (Praise be to God)
(early medieval melody from the Armenian Holy Mass)