Ken Loach si conferma un autentico compagno. Il regista britannico torna nelle sale con “Sorry we missed you” che, anticipato a Cannes lo scorso maggio e sceneggiato da Paul Laverty, è un ideale sequel di “I, Daniel Blake“, il bellissimo quanto drammatico film che racconta le umiliazioni subite da un anziano disoccupato nel richiedere un sussidio allo Stato.
Loach questa mattina era in Cineteca a Bologna, dove ha incontrato i presenti dopo la proiezione del suo film in lingua originale. “Grazie per averlo lasciato in lingua originale – ha esordito il regista – perché c’è una bella differenza”.

Ken Loach e la fotografia del presente

“In poche parole, il lavoro è cambiato. Tutto quello che hanno raggiunto i sindacati come garanzie e diritti negli anni passati sta scomparendo rapidamente – ha continuato Loach nel suo discorso – Molti lavoratori non vengono pagati quando si ammalano, o quando vanno in vacanza, non hanno diritto ad una giornata di otto ore e a una settimana di 35, non sono assicurati sul lavoro e quindi se si fanno male pagano di tasca propria”.

Loach fa risalire l’inizio di tutto questo ai tempi di Margaret Thatcher, in realtà: “Per noi – spiega il regista partendo dal caso anglosassone – tutto questo è avvenuto da 40 anni a questa parte, e bisogna condannare apertamente il movimento di lavoratori e sindacati per aver permesso che questo accadesse”.
E ancora: “Dobbiamo chiederci perché è successo che abbiamo perso per strada i diritti basilari dei lavoratori. Le grandi multinazionali competono sulla qualità e sui prezzi, se trovano il modo per pagare meno i lavoratori non ci pensano due volte. Dobbiamo capire che sotto c’è solo il neoliberismo, sotto questo capitalismo neoliberista. Il capitalismo è neoliberista e sarà solo così in futuro, non può essere benevolo”.

Secondo il regista e attivista inglese, quindi, non basterà mettere una pezza a “un sistema che non va” ma serviranno svolte più incisive. Quindi “non piangetevi addosso, organizzatevi”, sprona Loach rivolto a rider e operai di Bologna.

L’incontro con i riders e gli operai

Significativo è stato l’abbraccio con i ciclofattorini di Riders Union Bologna, che rappresentano proprio la fotografia appena descritta dal regista. Oltre ai ciclofattorini, erano presenti anche gli operai dell’azienda Samp in crisi e il gruppo Insieme per il lavoro.
“Sorry we missed you”, racconta proprio una storia senza sconti sui nuovi lavoratori sfruttati in Gran Bretagna, quelli che consegnano i pacchi coi loro furgoni bianchi, lavorando fino a 14 ore di fila senza tutele, e che soprattutto sono stati costretti a diventare schiavi dei device tipici dei franchising.

“L’idea di questo film è nata quando stavando lavorando al film precedente (“I, Daniel Blake, ndr) e, visitando i banchi alimentari, ci siamo accordi che molte persone che erano lì per poter mangiare in realtà avevano un lavoro”. Si tratta dei cosiddetti “working poor”, che ormai rientrano anche nelle statistiche degli istituti di ricerca.
È contro questa condizione che sembra ormai data e accettata che Loach invita a lottare. “La democrazia si basa su uno scambio libero di idee – conclude il regista – e quando le idee della classe lavoratrice non vengono nemmeno prese in considerazione, dobbiamo davvero porci la domanda se viviamo in una democrazia. La speranza non può che risiedere nella lotta continua, non possiamo fermarci”.

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