Da lunedì 17 a venerdì 21 dicembre, Radio Città Fujiko dedicherà due ore, ogni giorno, a Giorgio Gaber. Il primo gennaio sarà infatti il decennale della morte del “signor G”, e vogliamo ricordare un artista dalla storia non comune. A cura dello scrittore Nando Mainardi.

Sarà una visita guidata nella sua ampia produzione artistica, che parte dal rock-and-roll degli anni Cinquanta, passa per i grandi successi popolari degli anni Sessanta, svolta con il “teatro canzone” negli anni Settanta, rompe con il movimento e indaga il “riflusso” e il privato negli anni Ottanta, riprende ad occuparsi di mutamenti epocali e collettivi sulla soglia del terzo millennio.

Non sarà un omaggio retorico e acritico: le posizioni di Gaber hanno fatto spesso discutere a sinistra, dividendo e talvolta anche deludendo gli ascoltatori. Soprattutto non sarà un contributo alla “santificazione” artistica dell'”Adorno del Giambellino”, al tentativo di farne un artista per tutti i palati e tutti i gusti. Gigi D’Alessio o Max Pezzali che interpretano Gaber, negli omaggi discografici usciti in questi giorni, al di là della qualità della loro interpretazione non ci convincono per niente, perché il rischio è la rimozione del contesto, dei messaggi politici contenuti nei suoi brani, del tentativo ora appassionato ora disilluso di indagare il proprio tempo. Pensiamo che di Gaber rimanga soprattutto questo, oltre a canzoni splendide e monologhi folgoranti: l’invenzione di un genere, il “teatro canzone”, e la voglia, mai venuta meno, di lanciare uno sguardo sul mondo.

Quando Gaber, soprattutto negli anni Settanta, scrive, mette in scena e canta, non fa nulla a caso: i suoi spettacoli sono figli delle letture di Marx, di Adorno, di Marcuse, dei teorici dell’antipsichiatria. Lo fa ragionando sul nesso tra la tensione collettiva e gli spazi individuali: due “poli” allo stesso modo irrinunciabili per arrivare ad un cambiamento rivoluzionario. Si appassiona, e proprio per questo la rottura con il movimento diventerà aspra, dura e rancorosa. Si rompe quel nesso, e da qui in poi l’interesse di Gaber sarà, anche un pò nichilisticamente, soprattutto rivolto all’individuo. Non c’è più spazio per un “noi” collettivo e politico. Anche nella declinazione della sconfitta, però, sa emergere: scrive bellissime, tristi e consapevoli canzoni sul riflusso, sulle macerie di quelli che diventeranno nell’immaginario collettivo gli “anni di piombo“.E però Gaber è anche tanto altro: il successo televisivo, gli anni del rock e del cabaret con Maria Monti ed Enzo Jannacci, le polemiche canore con Adriano Celentano, la partecipazione ai Festival di Sanremo.

Lunedì 17 dicembre, l’appuntamento è dalle 10:30 alle 12:30, comincerà il nostro viaggio nella carriera di questo “borghese anarchico” (la definizione è sua); di un artista che ha cantato “la libertà è partecipazione” e ha saputo parlare a generazioni di incazzati e di ribelli; di uno che, per riprendere il titolo di un suo vecchio spettacolo, tra l'”impegnato” e il “non so” in fondo non ha mai voluto scegliere da quale parte stare. 

Con i contributi e gli interventi di:
COCHI PONZONI – attore
ANDREA PEDRINAELLI – giornalista
GIORGIO MAIMONE – critico musicale
ANDREA MAIJD VALCARENGHI – Re Nudo
MARIO CAPANNA – Storico leader dei movimenti del 68
GIORGIO CASELLATO – musicista e produttore storico di Gaber
EDDY ANSELMI – “Sanremologo”
ROBERTA ALLOISIO – attrice e cantante 

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