Quanto si è scoperto ieri a proposito di un incidente sul lavoro ad una lavoratrice dello stabilimento Marelli di Crevalcore ha dell’incredibile, eppure non si tratta del primo caso in cui la produttività e il profitto contano più della salute e della sicurezza di lavoratrici e lavoratori. A parlare sono i numeri: l’anno scorso sono stati 644.803 gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail, mentre sono state 1156 le persone che vi hanno perso la vita.

Infortuni sul lavoro, la vicenda dell’operaia

La lavoratrice si ferisce nello stabilimento bolognese della Marelli, utilizzando un trapano non a norma, ma finge che l’infortunio sia avvenuto a casa: a spingerla a comportarsi così alcuni responsabili aziendali, interessati a non far emergere l’episodio in vista dell’imminente prospettiva di ricevere un premio di produzione. E la donna, nel frattempo, ha perfino rischiato di essere licenziata perché rimasta per troppo tempo in malattia. È quanto ricostruito dai carabinieri, che hanno denunciato quattro persone. L’indagine è nata dalla denuncia presentata dall’operaia stessa.

Ai carabinieri la donna ha riferito di essersi gravemente ferita a una mano mentre stava lavorando con un trapano industriale non a norma. Informati dell’accaduto, ha raccontato la donna, tre dei quattro responsabili “accorsero velocemente sul posto e costrinsero la malcapitata a mettersi in malattia e a inventarsi un incidente domestico – riferisce l’Arma – avvenuto mentre stava ‘scolando la pasta’ per non compromettere il nome dello stabilimento, che da lì a poco avrebbe ricevuto la visita di alcuni ispettori inviati dalla casa madre per valutare l’affidabilità e la produttività dell’impianto industriale, al fine di donare ai responsabili un premio produzione”.

Inizialmente rassicurata dai suoi superiori, che “le avevano detto di stare tranquilla perché l’avrebbero tutelata – continua la nota – l’operaia, quando si rese conto di essere stata abbandonata e che stava per essere licenziata per aver superato i giorni di malattia (quasi un anno) dovuti all’impossibilità di recuperare il funzionamento dell’arto, decise di rivolgersi ai carabinieri della stazione di Crevalcore”.
La versione della vittima “è stata confermata dai militari che durante un’ispezione all’interno dello stabilimento – scrivono i militari – hanno verificato la presenza di macchinari da lavoro irregolari, come quello utilizzato dall’operaia”.

In base alle mansioni svolte nello stabilimento e alle responsabilità accertate nella vicenda, i quattro dirigenti sono stati indagati a vario titolo per estorsione, lesioni personali colpose, omessa valutazione dei rischi da parte del datore di lavoro e omessa formazione dei lavoratori in materia di sicurezza sul lavoro. “Lavoratori che hanno subito pressioni analoghe – lancia un appello l’Arma – possono rivolgersi alla più vicina stazione Carabinieri, il cui personale militare, qualora la situazione lo richieda, può avvalersi anche della collaborazione dei colleghi specializzati in materia: Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, i cui Nuclei ispettorato del lavoro sono presenti in ogni capoluogo di provincia, come Bologna, al fine di tutelare il lavoro in tutte le sue forme, reprimendo gli abusi e contrastando il lavoro irregolare”.

La reazione dei sindacati

I sindacati metalmeccanici hanno appreso la notizia ieri, mentre erano impegnati nello sciopero nazionale per il rinnovo del contratto. La prima a reagire è stata la Fiom Cgil di Bologna, che ha annunciato di volersi costituire parte civile nell’eventuale processo.
Anche la Fim Cisl si è attivata e in particolare chiede alla direzione dell’azienda un incontro “affinché l’azienda chiarisca la propria posizione rispetto a questa gravissima vicenda”.

“Questa notizia rivela e rende pubblico un clima pesante dentro la fabbrica e questo episodio potrebbe essere la manifestazione di una cultura diffusa che riguarda anche altri aspetti della vita e dei rapporti in azienda – afferma Michele Bulgarelli, segretario della Fiom di Bologna, che questa mattina ha dato vita ad un presidio e uno sciopero davanti allo stabilimento – Siamo consapevoli che potrebbe non trattarsi di un caso isolato, tant’è che da tempo abbiamo cercato di contrastare questo clima insieme ai nostri delegati, anche attraverso l’iniziativa sindacale e di mobilitazione, e mettendo i nostri uffici legali a disposizione di tutti i lavoratori e lavoratrici”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE BULGARELLI: