Tanti annunci e pochi fatti. La gestione economica della crisi causata dalla pandemia in Italia rischia di avere conseguenze estremamente negative. A sostenerlo è lo storico Luca Alessandrini, che nella sua analisi settimanale sulle nostre frequenze analizza i provvedimenti, il dibattito e le notizie che riguardano il nostro Paese.
In generale, il governo e la politica sembrano temporeggiare e, a ormai due mesi e mezzo dall’inizio dell’emergenza, non hanno elaborato alcuna strategia per affrontare le ricadute economiche.

Italia: le inefficienze sul versante economico

“Esistono richieste di cassa integrazione del 24 febbraio ancora inevase – sottolinea Alessandrini – ci sono 91mila richieste di prestiti dalle piccole e medie imprese che lo Stato aveva promesso essere rapidi e agevolati, ma che non sono né rapidi, né agevolati”.
Secondo le stime, il nostro Paese si colloca al penultimo posto, prima della Grecia, fra i Paesi europei che sapranno contenere la perdita di pil. Per l’Italia si parla di un -9,5% in meno nel 2020 che verrà solo parzialmente recuperato (intorno al 6% nelle stime più ottimistiche) nel 2021.

Per contro, la Germania ed altri Paesi europei stanno pianificando il rilancio dell’economia e l’utilizzo delle risorse europee, “mentre noi stiamo ancora a discutere se il Mes sia, dal punto di vista ideologico, un subordinarci a chissà quale violenza europea o sia invece cogliere una opportunità”, commenta Alessandrini.
Il rischio concreto per le imprese italiane, dunque, è l’esclusione dal mercato. “Se al fornitore italiano sul mercato internazionale si sostituisce un altro fornitore straniero – conclude Alessandrini – difficilmente per le aziende italiane sarà possibile ritornare in gioco”.

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