Un presidio per esprimere «sostegno alle donne afgane e alla loro coraggiosissima resistenza». È quanto accadrà domani, sabato 11 settembre, alle 17.30 in piazza Nettuno a Bologna, contemporaneamente ad iniziative simili che si svolgeranno anche in altre città italiane su input del Coordinamento italiano sostegno donne afgane, attivo dal 2004.
A promuovere l’appuntamento bolognese sono l’associazione Orlando, le Donne in nero, Armonie, Unione donne italiane, Cospe, Mondo Donna, l’associazione Rose rosse di Castel Maggiore, Lesbiche Bologna, la Rete women di Forlì e la Casa delle donne per non subire violenza.

Donne afghane, una lotta poco raccontata

«La narrazione mainstream purtroppo rappresenta le donne afghane come succubi e in balia della situazione gravissima che si è realizzata dalla presa del potere dei talebani – osserva ai nostri microfoni Samanta Picciaiola, presidente dell’associazione Orlando – In realtà sappiamo che in Afghanistan ci sono delle realtà molto organizzate che da vent’anni lavorano accanto a forze democratiche per la parità e la democrazia in quei luoghi».
Picciaiola cita Rawa, associazione molto attiva anche nella sfera politica con la sua lotta contro il fondamentalismo e l’oscurantismo religioso.

Rawa riunisce donne rivoluzionarie afghane e ha lavorato in clandestinità non solo in presenza dei talebani, ma anche prima che riprendessero il potere.
«Uno dei progetti che segue l’associazione – sottolinea la presidente di Orlando – è volto al recupero delle terre. Sappiamo che in Afghanistan c’è un problema di povertà alimentare e le terre vengono sottratte alle famiglie del luogo per fare posto alle coltivazioni di papavero per ottenere oppio».
Le donne, dunque, sono protagoniste di forme di resistenza e di un tentativo di costruire un regime democratico e non semplici vittime della sharia. Per questo la manifestazione di domani vuole scendere in piazza al loro sostegno. Durante l’iniziativa, l’attrice Marinella Manicardi leggerà poesie di scrittrici afgane.

Al contempo la rete di associazioni femministe e del terzo settore che si è costituita qualche settimana fa e che ha incontrato rappresentanti della Farnesina per chiedere di mettere in salvo le donne, i bambini e gli uomini che rischiano la propria vita con il nuovo regime, sta continuando a lavorare.
«Una delle richieste che facciamo agli enti locali – riporta Picciaiola – è che le persone che sono state portate qui, in particolare donne e bambini, possano essere seguite da operatici qualificate. È molto importante che il riconoscimento del trauma e delle violenze che hanno subito venga trattato da personale qualificato. Nell’accoglienza tradizionale non c’è la possibilità di agire direttamente come centri antiviolenza, per questo stiamo chiedendo alle istituzioni che ciò avvenga».

ASCOLTA L’INTERVISTA A SAMANTA PICCIAIOLA:

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