“Lunare”. È con questo aggettivo eufemistico che gli avvocati di Mimmo Lucano hanno definito la condanna a 13 anni e 2 mesi di carcere, più 500mila euro di ammenda, che il Tribunale di Locri ha inflitto al loro assistito. Una sentenza che grida vendetta, anzi che è una vendetta, come ha osservato ieri ai nostri microfoni l’ex ministro Paolo Ferrero.
Ma la vendetta dello Stato italiano contro chi esercita solidarietà e umanità ha una storia rodata, che è incapace di distinguere chi lucra e traffica con l’immigrazione da chi, invece, offre un minimo di sostegno a chi si trova in difficoltà.

Non solo Mimmo Lucano: la criminalizzazione della solidarietà in Italia

Il teatro della criminalizzazione della solidarietà è sempre il confine, sia esso di mare come a Riace o di terra come a Ventimiglia o Trieste. E l’accusa in cui incappano i solidali è sempre favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un reato che ha pene altissime che ci raccontano molto dell’ideologia nazionalista dei legislatori di ieri e di oggi. Ma non è l’unico reato che, di volta in volta, viene contestato a chi esercita solidarietà. La varietà delle imputazioni spazia dal codice penale alle ammende amministrative, come le multe che l’ex sindaco Pd di Ventimiglia, Enrico Ioculano, impartiva tramite ordinanza a chi osava dare da mangiare o da bere ai migranti bloccati alla frontiera.

Oltre a Lucano, ci sono attivisti e attiviste che hanno dovuto affrontare la giustizia con l’accusa di aver favorito l’immigrazione irregolare. E l’Italia non è l’unico palcoscenico, dal momento che la Francia si comporta esattamente nello stesso modo. Celebre fu la vicenda di Cedric Herrou, il giovane contadino “ribelle” accusato di aiutare migranti che stavano attraversando la frontiera tra il nostro Paese e la Francia, e i casi analoghi di Felix Croft e Francesca Peirotti, imputati con la medesima accusa.
Di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono stati accusati anche Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi dell’associazione Linea D’Ombra di Trieste, noti in tutta Italia per il loro annoso e instancabile lavoro solidale.

Al contrario, provvedimenti che fanno a pugni coi diritti umani diventano tranquillamente legge e introducono dispositivi che, grazie ad un abile gioco di parole, rendono accettabili moderni lager dove rinchiudere persone che non hanno commesso alcun reato. È il caso della “detenzione amministrativa” che in Italia è stata introdotta dalla legge Turco-Napolitano del 1998 e che ha fatto aprire quelle prigioni che hanno assunto il nome di Cpt, poi Cie e ora Cpr.

Le responsabilità della sinistra

Per quanto si punti il dito sulla destra, ora incarnata da Matteo Salvini e prima da Umberto Bossi e Gianfranco Fini, a rompere la diga è stata proprio la sinistra o sedicente tale. La legge Turco-Napolitano, appunto, porta il nome di esponenti dell’ex Pci, poi Pds, Ds e ora Pd.
Si è parlato tanto dell’orrore della legge Bossi-Fini o dei decreti Salvini, ma ideologicamente e concretamente il decreto Minniti-Orlando (altri due esponenti del centrosinistra) non hanno nulla da invidiare.Quando oggi esponenti dem, come il segretario Enrico Letta, commentano contrariati la condanna a Mimmo Lucano, dovrebbero mostrare più consapevolezza per il clima e la legislazione che hanno contribuito a creare.

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