Il governo Letta non mantiene l’impegno sulla compensazione dell’imposta sugli immobili e i cittadini bolognesi dovranno pagare la seconda rata, anche se decurtata. Il sindaco Merola: “Una beffa per i Comuni e i cittadini”. L’On. Paglia (Sel): “I più poveri pagheranno lo sconto ai più ricchi”. E con la Iuc si è cambiato il nome, ma la tassa resta uguale.

Purtroppo tocca dare ragione a Daniele Capezzone, deputato di Forza Italia, che ieri sull’Imu ha denunciato “la mancata abolizione totale nel 2013 e la sua reintroduzione per gli anni successivi”. Una lettura che sintetizza bene, in mezzo a tanta confusione, quello che sta succedendo nelle ultime ore sulla tassa per la casa.
Anche se il centrodestra ne ha fatto una bandiera e un’arma di ricatto al governo Letta, ora che si è consumata la scissione e Berlusconi è stato cacciato dal Senato, il vicepremier Angelino Alfano prova a prendersi i meriti per la cancellazione, che in realtà non è avvenuta, dell’imposta.

Tralasciando la bagarre politica, però, è opportuno spiegare quel che è successo. In seguito all’annuncio del governo, i Comuni avevano espresso preoccupazione per i Bilanci, dal momento che l’Imu rimaneva una delle poche fonti di entrate per le Amministrazioni locali. Ministri e presidente del Consiglio avevano sempre rassicurato che la mancata entrata nelle casse comunali sarebbe stata compensata con maggiori trasferimenti da parte dello Stato.
Ora, però, si apprende che la manovra fiscale non copre tutto il gettito ulteriore atteso da quei Comuni – come Milano, Napoli e Bologna – che hanno aumentato le aliquote rispetto ai livelli del 2012. Solo metà dell’importo verrà ristorata dallo Stato, mentre l’altra metà dovrà essere versata dai contribuenti a metà gennaio 2014.

La reazione del sindaco. Una decisione che manda su tutte le furie il sindaco di Bologna Virginio Merola, che ieri ha diramato una nota in cui affermava che si tratta di “una beffa per i Comuni e per i cittadini”. Secondo Merola, “si è scelta una soluzione che scarica su cittadini e sindaci il costo della mancata copertura integrale della seconda rata Imu. Così l’Imu sulla prima casa non è abolita e i cittadini  pagheranno”. Il primo cittadino ricorda che “l’impegno del Presidente Enrico Letta era di adottare il provvedimento il 15 ottobre e di coprire totalmente il mancato gettito Imu”. Infine, il sindaco precisa: “Noi cercheremo di contenere al massimo l’aumento, quello che dev’essere chiaro e’ che non sono i Comuni a voler applicare questa rata”.

Robin Hood all’incontrario. Sulla stessa linea d’onda il deputato romagnolo di Sel Giovanni Paglia: “la cosa assurda è che a pagare saranno anche quelli che erano esentati nel 2012, grazie alle detrazioni ora non più previste. In altre parole, i più poveri pagheranno lo sconto ai più ricchi”. “Una vergogna – prosegue Paglia – che proveremo a sanare con un emendamento che sposti il prelievo previsto sul 10% dei contribuenti più ricchi, e non sul 10% che abbia la sfortuna di vivere nei comuni interessati”.

Come funzionerà a Bologna. A breve le famiglie bolognesi riceveranno un bollettino per coprire l’aumento dell’imposta deciso dal Comune nel 2013. I trasferimenti dello Stato, infatti, sono calcolati sulle aliquote di due anni fa. Palazzo d’Accursio aveva alzato al 5 per mille l’imposta per far quadrare i conti. Un rincaro che per il 50% dovranno pagare i cittadini bolognesi, a meno che non fossero già esentati.
Una famiglia che nel 2012 ha pagato, ad esempio, 300 euro di Imu sulla prima casa, dovrà pagare ora una media di 40-45 euro.
La rata, come annunciato dal governo, sarà a metà gennaio, ma le modalità di pagamento non sono ancora certe, dal momento che manca il decreto definitivo.

La tassa nel futuro. La beffa ai cittadini si aggrava ulteriormente per il fatto che, pur cambiando nome, l’imposta rimarrà anche negli anni a venire, rischiando anzi di aumentare.
La nuova Iuc, infatti, graverà in parte anche sugli affittuari, a Bologna potrà arrivare ai 323 euro l’anno e ci saranno meno detrazioni (lo sconto medio sarà di 25 euro) che in passato.
Un restyling di nome ma non di fatto, come spiega Luca Dondi di Nomisma: “In teoria la tassa servirà a finanziare i servizi comunali, ma la base imponibile è la stessa. È solo marketing politico”.