Teatri di vita, ripartito il 16 ottobre con i primi spettacoli della stagione “Mascherine”,  in seguito al DPCM del 26 ottobre, si trova a subire una nuova battuta d’arresto.  All’ottimismo e alla fiducia che avevano contraddistinto ogni ripartenza, si aggiungono ora inevitabilmente anche l’amarezza e il disappunto, ma lo sguardo del teatro di Borgo Panigale rimane rivolto al futuro.

Il programma 2020-2021 è stato nuovamente rimodulato sulla base delle decisioni prese dal governo. Teatri di vita prosegue sulla stessa linea che aveva intrapreso in estate:  lancia lo slogan “Cambi di stagione” e si dice pronto a ripartire dal primo giorno utile – il 25 novembre – con lo spettacolo Il mio amico Hitler, opera di Mishima, diretto da Andrea Adriatico. L’obiettivo è quello di recuperare gli spettacoli autunnali e non perdere nulla della stagione avviata.

Il silenzio della cultura secondo Stefano Casi

Stefano Casi, direttore artistico di Teatri di vita, è stato raggiunto ai nostri microfoni ed ha espresso il suo sconcerto per la decisione del governo di chiudere teatri, cinema e sale da concerto. Decisione incomprensibile se si tiene conto che tali luoghi della cultura si sono adeguati in maniera impeccabile alle direttive per la sicurezza. Casi li definisce degli alleati della prevenzione trattati in questo caso come dei nemici.
Le nuove disposizioni infatti, rappresentano un grave danno per la cultura, e sembrano avere origine nell’idea che il tempo dedicato alla fruizione spettacoli, film e musica sia da considerare puramente tempo di svago, assolutamente superfluo e quindi non irrinunciabile rispetto ad altre esigenze, come ad esempio quella di recarsi nei centri commerciali – ci dice amaramente Casi.
È un atteggiamento consolidato nella politica il trattare la cultura come l’ultimo settore, quello sacrificabile, ma chiarisce Casi, riferendosi a Bologna e alla regione Emilia Romagna, ci sono dei difensori tra gli interlocutori istituzionali. Il sacrificio è in primis quello che viene chiesto ai lavoratori dello spettacolo, molti dei quali precari, non dipendenti. Casi si dice preoccupato per la mancanza di ammortizzatori sociali e di tutela per tali figure professionali, ampiamente presenti all’interno del sistema del teatro e del mondo dello spettacolo in generale, come anche la manifestazione odierna indetta dai sindacati e intitolata “L’assenza spettacolare”, ha cercato di portare all’attenzione.

ASCOLTA L’INTERVISTA A STEFANO CASI: