Continuano le inchieste di Radio Città Fujiko sull’attuale situazione delle istituzioni della cultura a Bologna. Oggi abbiamo intervistato Tiziano Tommesani, Direttore organizzativo del Teatro Dehon, che racconta ai nostri microfoni la tragica chiusura dopo il DPCM del 24 ottobre.

Il silenzio della cultura: i problemi dei teatri

Il Teatro Dehon, nonostante gli innumerevoli rimborsi che si trova a gestire insieme ai recuperi degli spettacoli che si accumulano, non si perde d’animo e si attiva nella costante ricerca di nuove soluzioni per la programmazione delle stagioni future. Il problema, quindi, non è certamente la mancanza di spettacoli, ma il surplus di richieste delle compagnie teatrali per un luogo in cui esibirsi dopo aver visto l’annullamento dei loro spettacoli.

Lo slogan del Teatro Dehon rimane “il teatro si ferma, ma non muore”: il tono di Tiziano Tommesani è speranzoso, ma anche molto disilluso. Infatti, il teatro come forma d’arte e di comunicazione esiste da migliaia di anni e non sarà la pandemia a fermarlo, tuttavia alcune realtà al suo interno stanno attraversando e attraverseranno gravi difficoltà per continuare a sopravvivere. Il Teatro Dehon fortunatamente ha degli ammortizzatori sociali, ma tutte le realtà marginali o emergenti non hanno la possibilità di accedere a queste agevolazioni.

Uno dei problemi principali è costituito dalle tempistiche, infatti i teatri sono soliti programmare le loro stagioni con largo anticipo, a volte le sovvenzioni del Ministero e della Regione Emilia-Romagna sono addirittura triennali, mentre in questo momento, essendo ottimisti, la pianificazione non può superare i dieci giorni a causa dell’uscita dei nuovi DPCM a distanza ravvicinata. Tiziano Tommesani, amareggiato, riassume questa estrema penalizzazione con un celebre detto bolognese “bisogna legare il cane dove vuole il padrone”. I numerosi problemi di questo settore dovuti alla pandemia non riguardano solo i teatri come luogo fisico, ma anche tutte le professioni che li animano, dalle compagnie teatrali, che non hanno luoghi per proporre le loro performance, ai tecnici.

Beatrice Lazzari

ASCOLTA L’INTERVISTA A TIZIANO TOMMESANI: