Radio Città Fujiko continua le inchieste sul panorama culturale bolognese intervistando Bruna Gambarelli, che fa parte della direzione del Teatro DOM la Cupola del Pilastro. Il 21 ottobre sarebbe dovuta partire la nuova stagione teatrale incentrata sulla riflessione “cosa succede se togliamo il teatro al teatro?” e purtroppo, a causa del DPCM del 25 ottobre, la peggiore delle ipotesi si è avverata, costringendo teatri e cinema a chiudere i battenti.

La stagione del Teatro DOM la Cupola del Pilastro si è bruscamente interrotta dopo quattro giorni dall’apertura vietando le attività al pubblico, ma spronando un intenso dialogo tra attori, videomaker, scenografi e altre figure all’interno del teatro per trovare una soluzione a questo disagio. Fortunatamente questo teatro può continuare le attività di studio sull’arte performativa, sugli archivi e legate all’audiovisivo che non necessitano di un contatto con gli spettatori. Rimangono comunque dubbi sull’interpretazione del DPCM: infatti, non è chiaro se questa chiusura riguardi solamente gli spettacoli o anche le altre iniziative esterne al teatro stesso. Se prima le speranze vertevano sulla mostra “Cartoline da un luogo memorabile”, in programma dal 21 ottobre, ora c’è solo spazio per un clima di incertezza in attesa del nuovo DPCM del 4 novembre.

Il silenzio della cultura: “niente di più necessario del teatro”

Fino a nuovo ordine, il Teatro DOM la Cupola del Pilastro concentrerà le sue attività sulla ricerca, sulle prove e sulla produzione, ma, nonostante questi impegni, Bruna Gambarelli rivela ai nostri microfoni la profonda disillusione per questa “falsa partenza” che avrà severe ripercussioni anche sul rapporto con il pubblico e sul senso del teatro. Per sopperire a questo momento di gravissima difficoltà, molte realtà culturali stanno chiedendo aiuti concreti alle istituzioni: Bruna Gambarelli ritiene che sarebbe utile una convocazione generale per rivedere completamente il sistema delle convenzioni e della sussidiarietà, dal momento che gli introiti derivanti dagli spettacoli e dalle tournèe sono venuti a mancare.

Bruna Gambaelli manda un ringraziamento speciale a tutti gli artisti, che dopo il lockdown avevano dato vita a nuovi spettacoli con rinnovato impegno ed vigore, e ovviamente al pubblico, che ha sostenuto fino all’ultimo la riapertura e sperato di partecipare alla nuova stagione. Nel frattempo, auspicando una ripresa ancora più energica, nelle strade di Bologna sono stati affissi innumerevoli manifesti: alcuni recano la scritta “Saluti dal Pilastro”, altri la frase dello scrittore Pierre Jean Jouve “Niente di più falso, niente di più vano, niente di più necessario del teatro”, con l’intento di inviare un messaggio di speranza al pubblico nell’attesa di poterlo riabbracciare.

Beatrice Lazzari

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