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La Camera approva il ddl per tutelare le donne dalla violenza e si aggiunge alla lista dei Paesi che hanno aderito alla Convenzione che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza.

Sono 81 gli articoli della Convenzione di Istanbul approvata dalla Camera all’unanimità lo scorso 28 maggio. Il ddl mira al “raggiungimento dell’uguaglianza di genere de jure e de facto” e ribadisce che “la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che ha portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e che ha impedito la loro piena emancipazione”.

Dopo l’aula parlamentare semi deserta del 27 maggio, durante la seduta dedicata al recepimento della Convenzione di Istanbul, il giorno successivo la Camera approva, dunque, l’insieme di articoli fondamentali per combattere il femminicidio e tutte le forme di violenza, verbale e fisica, nei confronti del sesso femminile. La Convenzione potrà però diventare realmente applicabile solo nel momento in cui i Paesi a firmare il ddl diverranno dieci. L’Italia è infatti la quinta nazione ad aderire al nuovo sistema normativo dopo Montenegro, Albania, Turchia e Portogallo.
Il rischio è dunque che la Convenzione di Istanbul rimanga un atto esclusivamente simbolico fino a quando questo non diverrà realmente applicabile in tutti i Paesi aderenti.

Di atto simbolico ha parlato anche la vice Ministro degli Esteri, Marta Dassù, la quale ha ricordato la concomitanza fra i funerali della giovane uccisa violentemente in Calabria, Fabiana Luzzi, e l’approvazione italiana della norma internazionale.
L’impegno nella lotta ai maltrattamenti, agli stupri e alla persecuzione delle donne dovrà quindi essere più forte, prevedere azioni parallele, applicabili nell’attesa dell’approvazione definitiva della Convenzione di Istanbul, la quale chiarisce, inoltre, che gli Stati firmatari debbano impegnarsi a varare leggi mirate a prevenire e a punire i responsabili delle violenze e a risarcire le vittime o i familiari di queste. Un altro bisogno è quello di creare degli organismi ufficiale per coordinare le azioni di tutela delle donne e per monitorare costantemente i casi di sopruso degli uomini sulle donne.

Riguardo all’emergenza femminicidio, Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il corpo delle donne” e dell’omonimo libro, ha parlato della necessità di un cambiamento culturale che parta dalle scuole e che venga veicolato dai media. A tal proposito Art Directors Club, che riunisce le maggiori agenzie pubblicitarie italiane, ha iniziato a riflettere sull’importante relazione tra media e sfera femminile e a come modificare l’immagine femminile veicolata da essi. Secondo la Zanardo una profonda riflessione su tali tematiche dovrebbe essere avviata anche da giornali e tv.

L’Italia non valorizza le differenze di genere e non riflette sufficientemente sul femminicidio e la violenza maschile nei confronti delle donne, l’ottantesimo posto nella classifica del Gender gap, stilato dal Wef, e le raccomandazioni della rappresentante della Cedaw-Onu ne sono la testimonianza.

La Convenzione di Istanbul rappresenta solo un punto di partenza di un lungo percorso da compiere, fatto di diritti e giustizia.

Elisabetta Severino