Dalla classicità ai giorni nostri: il tema della croce ritorna nell’era della guerra mondiale a capitoli

Sarà che in tempo di Quaresima si attende la resurrezione pasquale, sarà che il plumbeo apparire del  prossimo futuro dell’umanità assapora l’amaro gusto della contrizione, sarà che il tema della morte del figlio di Dio ha da sempre segnato l’estasi artistica, ma in questi giorni si tesse un filo creativo che, da Palazzo Montanari a Bologna fino a quello delle Esposizioni a Roma,  vuole ridisegnare la morte dell’Uomo nella Via Crucis.
Tre autori esposti a Palazzo Montanari in via Galliera per l’Ecce Homo rivissuto nei disegni su carta di Francis Bacon, nelle immagini di tortura di Concetto Pozzati e nella grande istallazione di Hermann Nitsch. Un linguaggio che parla del dolore dell’indifeso a fronte del potere assoluto, un percorso che vuole abbracciare tutte le vittime della distruzione pianificata. Racconta  Umberto Guerini, curatore della mostra bolognese: «E’ un progetto a cui abbiamo incominciato a pensare ben prima del 13 novembre scorso, la data della strage del Bataclan a Parigi… Quelle che esponiamo sono crocifissioni laiche, capaci di toccare profondamente i sensi del pubblico. E’ il modo più alto per manifestare il rifiuto di qualsiasi fondamentalismo e di ogni fanatismo religioso».  
La grande e bella sala di Hermann Nitsch ci restituisce tutto il senso della sofferenza del corpo della crocifissione, dove la materialità di questi colori densi e vibranti vivono in quel grumo di sangue, lacrime e sudore che impregna per sempre il passaggio dell’agnello sacrificale.
Le immagini di Pozzati per acrilico e smalto su tela ci riportano ad Abu Graib, dove la jiad era quella dell’occupante nord americano. «Viviamo in una tortura perenne, forse già in una catastrofe. – commenta l’artista presentando  le sue quattro De-posizioni e Torture – E abbiamo il dovere di far vedere tutto».
Da Bologna a Roma con la via Cruis di Fernando Botero in esposizione al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale fino  al 1 Maggio. Botero, pur affermando di prediligere le immagini portatrici di felicità, ha in realtà già affrontato il calvario di Abu Graib in una celebre serie di tele presentate nel 2010. Oggi le cornici di tortura affrontano direttamente il tema del Cristo e delle sue stazioni di passione: 27 oli e 34 opere su carta per rivivere all’infinito il sacrificio dell’Agnus Dei. Le placide figure obese, cifra dell’artista di Medellin, assumono contorni tragici, sguardi straziati, madri dolorose e “Pietà” che gridano l’ingiustizia al cielo. Ma il Gesù di Botero diventa anche “L’Altro” in un mondo di indifferenti e di carnefici famelici. Ancora una volta, come in “Ancòra” dello scrittore turco Hakan Gunday, l’accanirsi assassino di tutti contro l’uno è forma ed espressione di una paranoica modernità: “…il linciaggio è una specie di guerra.  Una guerra condotta da una maggioranza contro una minoranza. Una guerra combattuta contro un singolo, Come tutto il resto anche questa ha la sua espressione latina: bellum ommnia contra unum.
Di conseguenza  in questa guerra si aggregano prima le famiglie, poi le tribù e infine le comunità. E così viene creata la società, cosa di cui si era sempre avvertita la mancanza, fino al momento della sua invenzione …“.  Così in Botero i Centurioni diventano Carabineiros, coloro che inneggiarono a Barabba si presentano come i bravi cittadini della porta accanto, la Madonna in lacrime assomiglia troppo alla madre che ha perso un figlio in fondo al Mar Egeo.
Dice Botero: “Ritengo che sia un peccato che la Via Crucis, tema preferito e quasi unico nell’arte fino al sedicesimo secolo, sia scomparso nei secoli successivi. Questo mi ha fatto pensare quanto fosse importante dare una nuova versione di questo tema con la sensibilità di un artista del ventesimo secolo. Come molti artisti, nelle mie opere cerco di mescolare la verità storica con alcune libertà, come ad esempio l’uso di personaggi contemporanei collegati all’immagine del Cristo”.

Forse allora non è un caso che il tema della crocifissione venga  oggi ripreso da grandi artisti come ancora di speranza, come prologo di morte al ritorno della vita, come scandalo ed eresia di fronte ad un  potere asssoluto fatto di uomini kamikaze, di guerre umanitarie, di barconi che affondano o di ragazzi precipitati  innocenti nelle carceri egiziane.

Ascolta l’intervista con Umberto Guerini, per il progetto scientifico di ricerca dell’esposizione Crocifissioni + Crucifixions