Dentro la festa risuonano le parole di Francesco I  che mettono a nudo i nuovi farisei che pontificano di morale, economia e doveri altrui.

Prima in via Mattei tra i migranti a dire loro che sono lottatori di speranza e a pregare per i documenti di cittadinanza, poi in piazza Maggiore a predicare contro il profitto finanziario per un lavoro sicuro e dignitoso, quindi un pranzo con i poveri in S.Petronio laddove un tempo il vescovo della città benediceva lo sgombero poliziesco dei senza casa, a seguire una sferzata al clero dei trenta denari che invece di pensare agli ultimi si concentra sui propri conti in banca e in fine la messa allo stadio per un  saluto alla città.

Cosa scriveranno domani quei giornali locali come il Carlino che pubblicano strampalati sondaggi contro gli stranieri, che applaudono alla ripresa economica fatta a colpi di voucher e contratti  a chiamata, che chiedono leggi contro il degrado anti-barboni e che veneravano i prelati della “Bologna dotta e disperata”? Probabilmente faranno un applauso di maniera pensando “passata la festa, gabbato lo santo“, mentre saranno in molti, che poco frequentano sacrestie e messe domenicali, a porgere un orecchio curioso ed attento.

Francesco ormai lo sa che non è da quest’ultimi che deve temere qualche tiro birbone: non a caso nella papamobile le guardie del corpo siedono dietro la vettura e gli guardano le spalle: troppi in Vaticano, nei porporati e tra la  “gente per bene” stanno tramando contro un pontefice venuto dalla fine del mondo.