Recensione a cura di Franco Paoletti, 25 Aprile 2020

Il  cantautore Tavernelli, visionario e veggente,  è tornato,  e con questo  Homo Distopiens (edizioni Lo Scafandro)  forse chiude un cerchio.

Questo lavoro infatti  è una nuova parte di un trittico che rafforza il messaggio (se messaggio c’è) del vecchio Tavernelli , messaggio già  lanciato nei precedenti Volare basso e di Fantacoscienza:  l’uomo e il suo prossimo e probabile futuro.…. lo troviamo qui…. In  12 tracce musicali e presto in HD in formato reale prima della nostra apocalisse…

Come un bravo  scrittore di fantascienza che anticipa il nostro futuro (stile W. Gibson o  P.H. Dick), come un in un sogno premonitore o una  novella Cassandra dell’Iliade o del libro  Fahrenight 451.  Egli ci svela  il mondo nuovo prossimo futuro della razza umana e il suo distopico futuro.

Il futuro sarà l’estinzione se non cambiamo e qui almeno qualcuno ne è consapevole e ne prende atto in questo pazzo e schizzato mondo …

Solo che Tavernelli  non dice tutto tutto, e quindi le sue manciate di liriche instillano la curiosità: come finiremo? Schiacciati da un meteorite? Attraverso una dittatura tecnocratica impazzita? Da una delirante setta religiosa? Da bombe nucleari o da guerre da o per il controllo dell’acqua? Da cambiamenti climatici o virus mutanti (il Covid19 è una prova generale forse?).  Abbiamo talmente manipolato il mondo attraverso la scienza, la filosofia, la mitologia, l’antropologia, l’economia, la religione e la tecnica e i soldi ma  non abbiamo imparato niente….e ora che futuro ci aspetta?

Come un film o in un racconto quindi questo disco  cattura dai fin dai primi frammenti,  e come dentro un film, ci risucchia, ci affascina e ci seduce con musica suadente e ipnotica e immagini visionarie  e ci disvela quello che è già sotto i nostri occhi:  la balena con la pancia piena di plastica e  (Cose sull’ orlo, il brano di apertura) e delle  deforestazioni incontrollate e virus che resuscitano ( questo il tema già ripreso da cellule dormienti)… Lune cinesi, il brano numero 4, è una panoramica delle nuove città,  inquietanti, tecnologicamente avanzate ma sporche e insane  e totalmente dipendenti dall’ energia elettrica…e se si pensa che il Covid19 giunge proprio da lì …..

 E una domanda atavica,  in un immaginario onirico il mondo senza di noi come sarebbe? Visto che già ci siamo fatti un idea di che cosa succede  nell’Antropocene, l’era che stiamo vivendo? Finendo al tema della sincerità di Secondo fine, brano numero 8: come sarebbe un mondo sincero e pulito da menzogne? Fino ad  arrivare a scomodare e a citare  persino  Leopardi ( Pessimismo Co(s)smico, il brano numero 10), finendo  col tocco narcisistico del buon Tavernelli , in cui forse non ci si riconosce solo lui stesso, ma  l’intera umanità  di uomini destinata al disfacimento carnale, in Bargigli e pappagorge, brano numero 12 .

Insomma, musicalmente parlando, dentro c’è tutto il Tavernelli che ben conosciamo da sempre,  con innesti di insoliti strumenti ad archi e di violini strumenti classici ed elettronici, e temi musicali e riferimenti letterari che spaziano dall’alto al basso, come giusto sia nella Cultura Pop Andywharliana. A tratti è un disco che è supera i suoni degli ultimi talk talk :  fantastici cori epici di Oumuamua brano numero 6, registrati presso  la cappella musicale di  San Francesco da Paola di Reggio Emilia.

Disco epico. Promosso a pieni voti.