Dopo il record dell’acqua alta a Venezia e gli ingenti danni provocati, nella politica e nella stampa è scattato come un riflesso condizionato il richiamo al Mose, la grande opera che si propone di separare il mare dalla laguna e dalla città. Nonostante gli scandali giudiziari che hanno contraddistinto il progetto, dopo diverse analisi che dimostravano il suo impatto drammatico e la sua inutilità e dopo l’elaborazione di diverse proposte alternative, non si è perso un minuto di tempo per rievocare la grande opera, al punto che lo stesso premier Giuseppe Conte oggi ha promesso che il Mose arriverà presto.

Grandi opere, il Mose affondato dai cambiamenti climatici

Armando Danella è il portavoce dell’associazione AmbienteVenezia, ma ancor prima è stato dirigente del Comune di Venezia e per vent’anni responsabile della Legge Speciale regionale del Veneto per la salvaguardia della laguna di Venezia.
Una decina di giorni fa, il 3 novembre 2019, ha pubblicato sul sito della campagna Sbilanciamoci una dettagliata analisi del perché il Mose non risolverebbe i problemi di acqua alta a Venezia.
Ai nostri microfoni sintetizza alcune delle ragioni. “Il Mose forse avrebbe potuto evitare quello che è accaduto in questi giorni, ma solamente se fosse stato risolto il problema che presenta, cioè la risonanza subarmonica”, spiega Danella. Si tratta di un fenomeno che, in presenza di una certa lunghezza e frequenza delle onde, induce le paratoie ad aumentare l’angolo di oscillazione facendo entrare acqua.

In ogni caso, il sistema delle dighe alle bocche di porto per Danella non è risolutivo del problema, ma anzi “ha i giorni o gli anni contati”.
Per l’ex dirigente comunale, il sistema di separazione del mare dalla laguna è destinato a fallire per colpa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento del livello del mare stesso. Quest’ultimo indurrebbe a tenere chiuse le bocche di porto per tantissimi giorni all’anno, compromettendo l’equilibrio stesso e la vita della laguna, privandola dell’ossigenazione e la vivificazione delle parti più estreme.
“Il progetto del Mose parlava di una chiusura di massimo sei volte all’anno – osserva Danella – ma già adesso, se ci fosse, la chiusura sarebbe dovuta esserci molte più volte”.

Già nel 2006 il consorzio Venezia Nuova bloccò una ricerca che proponeva una soluzione alternativa, che consisteva nel recupero altimetrico della città. Nella sostanza si tratta di immettere dei fluidi negli strati geologici profondi allo scopo di provocare un innalzamento del suolo su cui poggia Venezia e una parte della laguna.
Soluzioni più economiche, meno impattanti sull’ecosistema lagunare e più efficaci, che però furono bocciate tredici anni fa dallo stesso Romano Prodi che giusto ieri è tornato a chiedere la realizzazione del Mose e verso cui si orienta la rabbia dell’associazione AmbienteVenezia e del comitato No Grandi Navi.

Le grandi navi aggravano il problema dell’acqua alta

L’altra grande battaglia dei comitati veneziani è quella del passaggio in laguna e attraverso la città delle grandi navi da crociera. Ieri il comitato che si oppone al passaggio ha diramato un comunicato in cui sostiene che lo scavo di nuovi canali, propedeutico anche alle grandi navi, modifica l’equilibrio lagunare e favorisce concorre a produrre l’acqua alta.
A spiegare perché è ancora una volta Danella: “Gli studiosi di idrodinamica sanno bene che lo scavo in laguna di canali comporta un aumento dell’uscita di sedimenti verso il mare. Quindi noi stiamo assistendo ad un processo erosivo della laguna che è una delle cause del suo degrado”.
Le grandi navi, sottolinea il portavoce di AmbienteVenezia, hanno un potere di dislocamento enorme e col loro passaggio sollevano sedimenti che poi vengono trascinati dalle correnti fuori dalla laguna stessa, aumentando la subsidenza.

Nel progetto del Mose questo problema non veniva preso in considerazione. “Con questa separazione mare-laguna, per colpa del Mose noi stiamo perdendo sedimenti in laguna – spiega l’ex dirigente del Comune di Venezia – Le altre proposte che avanzammo nel 2006, ancora con la giunta Cacciari, prevedevano di diminuire le sezioni delle bocche di porto, quindi di bloccare l’uscita dei sedimenti.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ARMANDO DANELLA: