Quando il marketing è avulso dalla realtà, ignora la storia dei luoghi e risponde a mere logiche finanziarie ed immobiliari il risultato rischia di essere ridicolo. Per questo sta suscitando molta ironia, ma anche un po’ di rabbia il messaggio promozionale dello Student Hotel, lo studentato lussuoso che aprirà a settembre 2020 in via Fioravanti a Bologna.
Una parte consistente della città, infatti, non dimentica che quella struttura, l’ex Telecom, dava un tetto a centinaia di persone che l’avevano occupata e che ne sono state brutalmente sgomberate. Così come ci si ricorda che a pochi passi, al civico 24, aveva sede il centro sociale Xm24, anch’esso sgomberato.

Marketing evocativo o semplicemente ridicolo?

L’atmosfera che si respirava e le controculture che animavano quella zona della Bolognina deve essere stata linfa creativa per i pubblicitari che hanno ideato la campagna promozionale dello Student Hotel.
Proprio come una griffe di alta moda che si appropria dell’icona di Che Guevara, in via Fioravanti si tenta di sussumere un immaginario contrapposto, che si è contribuito a distruggere, per solleticare le voglie di evasione avventuriera dei figli annoiati del ceto ricco.

Il testo promozionale sul sito di Student Hotel

Questo quartiere è il cuore pulsante della ribellione dell’avanguardia artistica di Bologna, che si riflette nel nostro design di ispirazione post-punk ed è coronato dalla piscina esterna, fantastici spazi di co-working e zone dedicate al totale relax” si legge sul sito dello Student Hotel. Peccato che, se l’idea ossimorica di una piscina post-punk gridi vendetta, molto meno risibili sono i prezzi praticati nell’omologa struttura di Firenze, dove una stanza arriva a costare più di 800 euro al mese.

La vergogna della violenza contro poveri e antagonisti

La mattina 20 ottobre 2015 decine di camionette e 200 agenti di polizia sgomberarono l’occupazione abitativa dell’ex Telecom, proprio lo stesso immobile di cui oggi si vaneggia di arredi post-punk. L’occupazione era stata promossa da Social Log e dava un tetto a 300 persone, tra cui un centinaio di bambini, che non riuscivano a sostenere i prezzi del mercato immobiliare bolognese, già alti.
In quella struttura si erano create forme di mutuo aiuto e la convivenza multietnica aveva creato “valore sociale“, come ebbe a dire l’ex assessora al Welfare, Amelia Frascaroli, che pure assistette allo sgombero dalla finestra della sede comunale prospicente senza intervenire.

Durante lo sgombero furono bloccate tutte le vie di accesso della strada e furono usati i muscoli anche nei confronti di donne e bambini. All’indomani dello sgombero, la digos si presentò in ospedale per richiedere informazioni alle persone sfrattate, minori compresi, che si erano rivolte ai medici per le conseguenze dello sgombero stesso. Nei giorni successivi, inoltre, la proprietà della struttura mandò alcuni operai per buttare mobilio, cibo ed altri beni che furono degli occupanti.

Sulla stessa strada, girato l’angolo, aveva sede il centro sociale Xm24. La permanenza nell’ex Mercato ortofrutticolo durò quasi vent’anni. I problemi cominciarono quando il Comune decise unilateralmente di non rinnovare la convenzione con i collettivi che animavano quelle strutture.
Ne seguì una trattativa che non portò a nulla e, il 6 agosto 2019, le forze dell’ordine arrivarono a sgomberare la struttura, muniti di ruspa.
L’immagine della ruspa, che evocava il lessico e le modalità salviniane, indusse l’Amministrazione a promettere per iscritto una nuova sede al centro sociale. Al seguito di una trattativa durata alcuni mesi, però, l’unica proposta che arrivò dal Comune fu considerata da Xm24 irricevibile, perché collocata all’estrema periferia cittadina e quasi irragiungibile.