Settimana scorsa si è conclusa l’ultima tappa della tredicesima edizione di IT.A.CÀ, festival nato nel 2009 a Bologna e «primo e unico festival in Europa […] che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica in un’ottica sostenibile», come si può leggere nel manifesto in 8 punti da poco rilasciato sul sito. «Dobbiamo rispondere qui e ora della nostra vita su questa Terra, insieme gli altri (compresi i virus). Questo momento patogeno rivolge proprio questo tipo di ingiunzione alla specie umana». Da questa citazione di Achille Mbembe, filosofo camerunese e importante teorico del post-colonialismo, nasce l’ispirazione per il tema dell’edizione 2021: “Diritto di respirare”.

Il turismo inquina e distrugge: serve un’alternativa sostenibile.

«Fare turismo non è solo svago e vacanza, ma anche responsabilità verso i luoghi visitati, le comunità locali e l’ambiente stesso. Il nutrito cartellone di eventi proposto ad ogni edizione mira a definire percorsi di promozione turistica locale». Proprio per questo, il festival è organizzato in tutta Italia, in 23 territori da Palermo a Trento, grazie anche ad una rete di oltre 750 attori attivi nell’ambito del turismo, della cultura e dell’ambiente. Il riferimento del nome tanto all’espressione bolognese “sei a casa?” e alla mitica isola dell’Odissea ha proprio questo senso: qui vicino a noi, nel locale, e là lontano, nel globale.

Il suo obiettivo è quello di «influenzare positivamente il comportamento del turista», anche in prospettiva della sua importanza economica e sociale: l’industria del turismo infatti genera circa il 10% del PIL e fornisce il 10% dell’occupazione totale. Al contempo, tuttavia, è anche responsabile di inquinamento, distruzione dei paesaggi, trasformazione delle persone in utenti passivi: «ogni azione deve essere integrata in un approccio olistico che miri a promuovere l’accessibilità universale del movimento (vicino e lontano da casa)».

Un turismo che possa essere sostenibile, da un punto di vista ambientale, sociale, economico e culturale: con questa prospettiva in mente, è stato scritto il manifesto del festival, nel quale si elabora la prospettiva di un turismo lento, condiviso e co-progettato, che «sia un mezzo e non un fine, uno strumento per realizzare lo sviluppo umano». La rete creata attorno e da IT.A.CÀ, composta da oltre 700 soggetti locali, istituzionali e non, si unisce proprio attorno alla premessa di «coniugare la sostenibilità del turismo con il benessere dei cittadini» . Tour in bicicletta, percorsi naturalistici e visita di luoghi turistici alternativi sono solo alcune delle attività avviate da questi soggetti, che quest’anno hanno attirato oltre 30.000 persone nei 7 mesi di attività organizzate dal festival.

«Praticare il turismo responsabile significa essere consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni ed essere disposti a modificarle» come si legge nel manifesto, ma «fare turismo responsabile è un impegno che non devono prendersi soltanto i fruitori dei servizi turistici, cioè i turisti; riguarda anche, e forse soprattutto, i fornitori di tali servizi, si tratti dei grandi tour operator che agiscono a livello transnazionale o degli operatori di dimensioni più ridotte che svolgono la propria attività in ambito locale». Il turismo non va quindi interpretato, per IT.A.CÀ, nella sua dimensione meramente economica, l’incoming, ma anche nella sua dimensione creativa, quella che nel manifesto viene definita “becoming”: una «relazione autentica che mira ad un incremento del capitale trasformativo della società».

Francesco Manera