Non Una Di Meno torna in piazza, questo venerdì 26 giugno, e lo fa per ribadire che tornare alla normalità non basta, perché la normalità era il problema. Tornare alla normalità, infatti, significa tornare alla violenza strutturale e sistematica sui corpi delle donne, che in questi mesi non si è mai fermata. Significa tornare alla violenza sui corpi delle persone migranti e queer. E proprio per via della natura strutturale e sistemica della violenza, la pandemia non ha affatto significato una battuta d’arresto, ma piuttosto ha rinforzato le contraddizioni sociali su cui si fonda.

La piazza di Non Una Di Meno

Il 26 giugno Non Una Di Meno tornerà in strada in tutte le città italiane, e Bologna non fa eccezione. L’appuntamento è in piazza del Nettuno alle 18:30, per combattere insieme la violenza ma anche per tornare insieme ad occupare lo spazio pubblico. “Il ritorno è veramente un urgenza – sottolinea Paola Rudan di Non Una Di Meno Bologna – perché siamo state dentro la pandemia nel senso che le protagoniste dello sciopero femminista e transfemminista l’hanno vissuta. L’hanno vissuta vedendo travolta la propria esistenza non soltanto dalle difficoltà profonde che l’isolamento e il distanziamento sociale hanno prodotto, ma anche perché le condizioni di vita e di lavoro sono profondamente cambiate. Torniamo in piazza perché abbiamo un bisogno sfrenato di urlare che non possiamo e non accetteremo questa situazione. Non accetteremo un ritorno alla normalità, perché come hanno detto le Cilene la normalità era il problema, ma neanche una ricostruzione che è pagata sulla vita, sulla pelle e sulla fatica delle donne dentro a una società che tramite la pandemia non ha fatto che intensificare la sua organizzazione patriarcale”.

Un urlo collettivo di gioia, liberazione e lotta

Durante il lockdown, molte donne sono state costrette a convivere con compagni o padri violenti, rendendo molto più difficile l’accesso ai centri antiviolenza. Allo stesso tempo, l’accesso all’aborto, già fortemente compromesso dall’obiezione di coscienza, nel corso della pandemia è divenuto ancora più difficile e rischioso. La didattica a distanza ha significato un doppio carico di lavoro, soprattutto per le donne su cui già ricade buona parte del lavoro di cura non retribuito. Per quanto riguarda il lavoro di cura retribuito, molte lavoratrici e lavoratori nei settori della pulizia e manutenzione, improvvisamente “essenziali”, si sono ritrovate a lavorare senza protezione. In molti casi, a svolgere questi lavori sono donne migranti, sottoposte al doppio ricatto del permesso di soggiorno vincolato al lavoro, un ricatto reso ancora più esplicito dalla sanatoria.

Due giorni di lotta transfemminista

La mobilitazione di Non Una Di Meno si inserisce in una due giorni di lotta, in congiunzione con la tripla piazza del 27 giugno. Sabato infatti Piazza del Nettuno sarà occupata dai corpi e dai desideri di Bside Pride, cui seguirà la mobilitazione contro l’annessione dei territori Palestinesi e, in conclusione, la lotta della Rete cittadina RiseUp4Rojava, contro l‘oppressione del popolo curdo per mano di Erdogan.

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Anna Uras