Qual è il futuro dei parchi in Emilia-Romagna? Gli enti di tutela del territorio, e le professionalità che vi lavorano, sono a rischio di estinzione? Con queste due domande sospese si è concluso l’incontro di mercoledì scorso organizzato a Bologna da Legambiente, allo scopo di avviare un tavolo di lavoro per discutere e confrontarsi sul destino delle aree protette.

Ma spieghiamo meglio il motivo di questi dubbi e preoccupazioni. C’era una volta la “Legge quadro delle aree protette” (394/91) con la quale venivano previste tre tipologie di governance per i parchi italiani: gli enti strumentali (direttamente gestiti dalle Regioni), gli enti consorziati, e le altre forme associative. Poi arriva la legge “Milleproroghe”, che elimina di fatto la possibilità di gestire le aree protette attraverso la forma degli enti consorziati, la principale veste che l’Emilia-Romagna ha adottato per i parchi presenti sul nostro territorio.

Guardieparco, lavoratori e personale di gestione dei parchi, amministratori delle comunità montane si danno appuntamento in questo torrido mercoledì pomeriggio per testimoniare le difficoltà che incontrano quotidianamente in questo delicato periodo di transizione: dopo i tagli che non hanno risparmiato nemmeno loro, con i consorzi sciolti arbitrariamente dal governo, sono costretti ora ad amministrare i loro parchi ricevendo in cambio, se va bene, un rimborso spese, indennizzo irrisorio se si pensa alla mole di responsabilità che incombe su queste figure professionali. In molti casi, gli enti parchi stanno sopravvivendo solo grazie al contributo dei volontari delle associazioni.

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