I mezzi di comunicazione forniscono una rappresentazione univoca della crisi e delle ricette per superarla. Ne sono convinti alcuni intellettuali che hanno firmato un appello pubblicato dal Manifesto. “Gravissimo che anche il servizio pubblico dia una visione parziale”.

Ma quali misure inevitabili, ma quali ricette obbligate. L’idea che dalla crisi si esca solo attraverso misure di austerity lacrime e sangue è una colossale bugia.
Ne sono convinti un gruppo di intellettuali, tra cui Alberto Burgio, Luciano Gallino, Valentino Parlato e Gianni Ferrara, che hanno lanciato un appello pubblicato ieri dal Manifesto.

I mass media italiani stanno compiendo un vero e proprio “furto d’informazione”, sottraendo all’opinione pubblica gli strumenti per comprendere la situazione attuale e per organizzare politicamente il dissenso. Non spiegando, ad esempio, cos’è il fiscal compact e quali conseguenze ha il pareggio di bilancio inserito in Costituzione, giornali e televisioni sposano la linea governativa, italiana ed europea, che offre una lettura legittima ma di parte dell’attuale crisi economica e delle sue possibili soluzioni. Soluzioni che vengono presentate come obbligate, mentre non viene detto che sono frutto di una scelta economica e precisa che risponde ad una determinata corrente culturale.

L’appello degli intellettuali pone l’accento sul ruolo del servizio pubblico. Se, infatti, è quasi scontato che un giornale privato fornisca la rappresentazione della crisi del proprio editore, così non dovrebbe essere per il servizio pubblico, che dovrebbe essere libero da condizionamenti.

Non solo, dunque, sono possibili letture alternative della crisi e dei fattori che l’hanno generata, ma alternative possono essere anche le soluzioni e le misure politiche adottate per uscirne. Secondo Alberto Burgio, luminare di Filosofia dell’Università di Bologna, intervenuto ai nostri microfoni, una possibile risposta alternativa punterebbe a colpire i capitali là dove sono concentrati e alla redistribuzione della ricchezza attraverso l’investimento nel lavoro.

Di seguito pubblichiamo il testo dell’appello e l’audio dell’intervista ad Alberto Burgio.

FURTO D’INFORMAZIONE

La politica è scontro d’interessi, e la gestione di questa crisi economica e sociale non fa eccezione. Ma una particolarità c’è, e configura, a nostro avviso, una grave lesione della democrazia.
Il modo in cui si parla della crisi costituisce una sistematica deformazione della realtà e una intollerabile sottrazione di informazioni a danno dell’opinione pubblica. Le scelte delle autorità comunitarie e dei governi europei, all’origine di un attacco alle condizioni di vita e di lavoro e ai diritti sociali delle popolazioni che non ha precedenti nel secondo dopoguerra, vengono rappresentate, non soltanto dalle forze politiche che le condividono (e ciò è comprensibile), ma anche dai maggiori mezzi d’informazione (ivi compreso il servizio pubblico), come comportamenti obbligati (“non-scelte”), immediatamente determinati da una crisi a sua volta raffigurata come conseguenza dell’eccessiva generosità dei livelli retributivi e dei sistemi pubblici di welfare. Viene nascosto all’opinione pubblica che, lungi dall’essere un’evidenza, tale rappresentazione riflette un punto di vista ben definito (quello della teoria economica neoliberale), oggetto di severe critiche da parte di economisti non meno autorevoli dei suoi sostenitori.
Così, una teoria controversa, da molti ritenuta corresponsabile della crisi (perché concausa degli eccessi speculativi e degli squilibri strutturali nella divisione internazionale del lavoro e nella distribuzione della ricchezza sociale), è assunta e presentata come autoevidente, sottraendo a milioni di cittadini la nozione della sua opinabilità e impedendo la formazione di un consenso informato, presupposto della sovranità democratica.
Non possiamo sottacere che, a nostro giudizio, a rendere particolarmente grave tale stato di cose è il fatto che la sottrazione di informazione che riteniamo necessario denunciare coinvolge l’operato delle stesse più alte cariche dello Stato, alle quali la Costituzione attribuisce precise funzioni di garanzia e vincoli d’imparzialità. Tutto ciò costituisce ai nostri occhi un attacco alla democrazia repubblicana di inaudita gravità, che ai pesantissimi effetti materiali della crisi e di una sua gestione politica volta a determinare una redistribuzione del potere e della ricchezza a beneficio della speculazione finanziaria e dei ceti più abbienti assomma un furto di informazione e di conoscenza gravido di devastanti conseguenze per la democrazia.

Alberto Burgio, Mario Dogliani, Gianni Ferrara, Luciano Gallino, Giorgio Lunghini, Alfio Mastropaolo, Guido Rossi, Valentino Parlato

Articolo precedentePremio Maccio Capatonda 2011, cinema alla radio
Articolo successivoNon c’è pace per i centri sociali: ora rischia Vag61