Il Festival Jazz di Bologna: Stefano Bollani e Chuco Valdez si incontrano sul ritmo e la fantasia della tastiera

venerdi 1 novembre

programma:

STEFANO BOLLANI & CHUCO VALDÉS “PIANO A PIANO”

Stefano Bollani pianoforte; Chucho Valdés pianoforte

BARRY HARRIS TRIO

Barry Harris, pianoforte; Luca Pisano, contrabbasso; Fabio Grandi, batteria

Cantina Bentivoglio, Bologna

i protagonisti:

La grande carriera di Stefano Bollani inizia quando a 15 anni calca i palcoscenici come professionista, suonando soprattutto pop, e contemporaneamente studia con Luca Flores, Mauro Grossi, Franco D’Andrea di cui segue i seminari a Siena Jazz.

Nel 1996 incontra Enrico Rava al Teatro Metastasio di Prato che lo invita subito a suonare con lui a Parigi e gli dice:”Sei giovane, non hai famiglia. Rischia, lascia il pop e dedicati a tempo pieno alla musica che ami” . Bollani segue il consiglio di Rava, non parte in tournèe con Jovanotti e si tuffa nel jazz, linguaggio d’improvvisazione e libertà.

Rapide sono le tappe della sua ascesa: dall’importante collaborazione, tuttora attiva, con il suo mentore Enrico Rava, all’ affermazione nel referendum della rivista Musica Jazz (miglior nuovo talento 1998); dalla direzione della sua Orchestra del Titanic (all’ attivo numerosi concerti e due dischi per l’ etichetta Via Veneto) alla realizzazione di dischi e spettacoli-omaggio alla musica leggera del passato (Abbassa la tua radio con, tra gli altri, Peppe ServilloIrene Grandi, Marco Parente, Elio delle storie tese….e Guarda che luna! con Gianmaria Testa, la Banda Osiris….) fino alla consegna, nel settembre 2003 a Napoli, del Premio Carosone, solitamente destinato a cantanti.

A livello internazionale  Innumerevoli le sue collaborazioni oltre a quella “storica” con Rava: Richard Galliano, Gato Barbieri, Pat Metheny, Michel Portal, Phil Woods, Lee Konitz, Han Bennink, Paolo Fresu e le sue presenze sui palchi più prestigiosi del mondo (da Umbria Jazz al festival di Montreal, dalla Town Hall di New York alla Scala di Milano).

La sua musica vive spesso all’insegna dell’ironia, caratteristica evidente in tutti i suoi lavori, alcuni particolarmente bizzarri e fuori dai canoni come la Gnosi delle fanfole, disco nel quale ha messo in musica, insieme al cantautore Massimo Altomare, le surreali poesie di Fosco Maraini (1998), e la Cantata dei pastori immobili, sorta di oratorio musicale per quattro voci, narratore e pianoforte, realizzato su testi di David Riondino, pubblicato in un cofanetto (libro cd) dall’ editore Donzelli (2004).

Stefano Bollani ha realizzato quattro dischi per l’etichetta francese Label Bleu: Les fleures bleues, 2002, un omaggio allo scrittore Raymond Queneau, realizzato con gli americani Scott Colley al basso e Clarence Penn alla batteria, un disco in solitudine Smat smat, 2003; Concertone, 2004, composizione per trio jazz e orchestra sinfonica, con arrangiamenti e direzione di Paolo Silvestri, ed infine I Visionari, primo disco con il suo nuovo quintetto con Mirko Guerrini al sax, Nico Gori al clarinetto, Ferruccio Spinetti al contrabbasso e Cristiano Calcagnile alla batteria.Nel 2003 inizia la collaborazione con i due danesi Jesper Bodilsen e Morten Lund con cui incide per la Stunt Records Mi ritorni in mente e nel 2005 Gleda, songs from Scandinavia.

Per la collana “Racconti di canzoni” Stefano Bollani ha pubblicato (editore Elleu, 2004), omaggio alla storia dello swing e del jazz nel nostro paese e soprattutto al suo mito Carosone. Nel maggio scorso nella collana dedicata al Jazz del settimanale L’Espresso, esce il primo disco italiano del suo trio con Ares Tavolazzi e Walter Paoli. I dischi precedenti erano usciti unicamente per l’etichetta giapponese Venus Records.Per il suo carattere estroso e divertente e per le sue doti naturali di entertainer, Stefano Bollani si guadagna la copertina del settimanale (sempre nel maggio di quest’anno), unico jazzista italiano a confrontarsi con Paperoga!

A settembre 2006 sono usciti in contemporanea Piano Solo primo cd a suo nome per ECM,che conquista subito le prime posizioni nella classifica delle vendite jazz ed entra nella classifica di Sorrisi&Canzoni al 31°posto; ed il suo primo romanzo La sindrome di Brontolo per i tipi di Baldini Castoldi, Dalai ed. Approda in televisione nel settembre 2011 dove presenta, insieme a Caterina Guzzanti, il programma in sei serate “Sostiene Bollani“, trasmesso su Rai 3. Torna anche nel 2013 con una nuova edizione del programma, che lo vede questa volta come unico conduttore.

Rai 1, 2016): sette appuntamenti in seconda serata su Rai1 con ospiti, improvvisazioni e musica dal vivo.

Jesús Valdés Rodríguez, meglio noto come Chucho Valdés (nato il 9 ottobre 1941), è un pianista cubano, capofila, compositore e arrangiatore la cui carriera dura da oltre 50 anni. Membro originale dell’Orquesta Cubana de Música Moderna, nel 1973 fonda il gruppo Irakere, una delle band jazz latine più famose di Cuba. Sia suo padre, Bebo Valdés, sia suo figlio, Chuchito, sono anche pianisti. Ha vinto sei Grammy Awards  e tre Latin Grammy Award.  Le prime sessioni registrate di Chucho Valdés come leader si svolsero alla fine di gennaio del 1964 negli Areíto Studios dell’Avana (ex Panart studios) di proprietà del nuovo EGREM. Queste prime sessioni includevano Paquito D’Rivera al sassofono contralto e clarinetto, Alberto Giral al trombone, Julio Vento al flauto, Carlos Emilio Morales alla chitarra, Kike Hernández al contrabbasso, Emilio del Monte alla batteria e Óscar Valdés Jr. alle congas. Nel corso degli anni ’60 e ’70, questi sarebbero stati i membri della sua combo jazz, la cui formazione cambiava spesso, a volte includendo i bassisti Cachaíto e in seguito Carlos del Puerto, e i batteristi Guillermo Barreto e successivamente Enrique Plá.  Nel 1967, Chucho e i suoi compagni di band divennero membri fondatori dell’Orquesta Cubana de Música Moderna, insieme a molti altri noti musicisti cubani. Questa grande band all-star avrebbe appoggiato cantanti come Elena Burke e Omara Portuondo.  Nel 1973, Chucho insieme ad altri membri dell’Orquesta Cubana de Música Moderna fondarono Irakere, un ensemble che collegava songo e jazz afro-cubano. Continuerebbe contemporaneamente la sua carriera da solista, firmando alla fine con la Blue Note Records, che gli ha permesso di ottenere visibilità internazionale. Di conseguenza, il lavoro di Chucho ha ricevuto il plauso della critica da parte dei media, vincendo cinque premi Grammy.  Il padre di Chucho, Bebo, che ottenne uno status leggendario come pianista e direttore dell’orchestra del Tropicana Club e dell’Orquesta Sabor de Cuba, fuggì da Cuba nel 1960 e non registrò più musica fino agli anni ’90. Alla fine degli anni ’90, Chucho decise di concentrarsi sulla sua carriera da solista, e suo figlio Chuchito lo sostituì come pianista / direttore di Irakere. Chucho e Bebo hanno suonato di tanto in tanto insieme fino alla morte di quest’ultimo nel 2013. Dal 2010, Chucho si esibisce con una band di supporto conosciuta come Afro-Cuban Messengers.   Chucho ha trascorso gran parte del suo tempo a insegnare alle giovani generazioni, nella sua terra natia di Cuba, presso la scuola nazionale dell’Avana (con molti musicisti famosi come Herbie Hancock), o altrove.

Unire due talenti come quelli di Stefano Bollani e Chucho Valdés significa creare un duo capace di invenzioni continue sia a livello ritmico che armonico.

Barry Doyle Harris (nato a Detroit il 15 dicembre del ‘29), fin dagli anni ‘50 si è distinto in grandi gruppi come quelli capitanati da Miles Davis e Sonny Stitt.

Barry Harris


Una carriera più che brillante che annovera anche collaborazioni con John Coltrane, Jackie McLean, Mal Waldron, Art Farmer e tante altre stelle della storia del jazz. Non solo pianista eccellente, Barry Harris si staglia anche come bandleader, compositore ed  arrangiatore. Last but not least lo descriviamo come educatore, cosa importante anche per il festival bolognese per i suoi stages alla Cantina Bentivoglio, grande possibilità per i giovani musicisti bolognesi e non di apprendere gli attrezzi del mestiere da uno dei protagonisti della musica afroamericana. Ancora una volta  Il be bop diventa protagonista in questi giorni di festival con l’arrivo del pianista, testimone di quel genere che ha introdotto a buon diritto il jazz nella modernità, quella musica non più confinata nell’enterteinment, ma  suono da ascoltare e non solo sentire, materia degna di dischi, sale da concerto e festival. Alla Cantina Bentivoglio Barry Harris terrà il consueto master class per musicisti, un’occasione da non perdere che chi voglia venire a contato con la vera storia della musica afroamericana

Pensierino della sera …

“In generale, il jazz è sempre stato simile al tipo d’uomo col quale non vorresti che tua figlia uscisse.”
DUKE ELLINGTON